GAETA – Fermarsi, rimettere e ritrovare il piacere della costruzione lenta e consapevole della conoscenze. Come? Attraverso un ticchettio di una macchina da scrivere Olivetti, stimolando la creatività e migliorando l’apprendimento, è capace per perseguire un corretto equilibrio fra contenuti analogici e digitali. Perché la macchina da scrivere stimola la creatività e migliora l’apprendimento. Ha riscosso un’eco in tutta Italia attraverso i più importanti e seguiti organi d’informazione il bellissimo progetto didattico dell’Istituto comprensivo “Principe Amedeo” di Gaeta che, dal titolo “Metti la Olivetti sul banco”, sta permettendo a quattordici studenti della scuola secondaria di primo grado di scoprire – è il verbo più appropriato – questo strumento analogico ormai sconosciuto alla maggior parte dei giovani della generazione digitale.
A darne notizia nei giorni è stato il Corriere della Sera che in un servizio di Clarida Salvatori ha illustrato un progetto elaborato a quattro mani dal giornalista (anche del “Corsera”) e collezionista di macchine per scrivere Enrico Sbandi e pedagogista e docente di lettere della stessa scuola di Piazza Trieste Manuela Garau. A credere per prima in questo progetto è stata l’attiva dirigente scolastica Rosaria Perillo, che l’ha considerato uno strumento efficace nella prevenzione al bullismo e al cyberbullismo (il Ministero lo scorso 20 gennaio obbliga le scuole a redigere un codice interno e un tavolo permanente di monitoraggio dei due fenomeni). L’obiettivo principale dell’iniziativa è stimolare la creatività e potenziare l’apprendimento, contrastando al contempo l’abuso di smartphone e dispositivi digitali.
La dattilografia tradizionale presenta vantaggi significativi rispetto alla digitazione su tastiere elettroniche: fissa nella memoria i contenuti digitati, aumenta la concentrazione poiché non consente il copia-incolla, e richiede un maggiore sforzo fisico delle dita. L’impossibilità di correggere automaticamente gli errori, inoltre, impone agli studenti una maggiore attenzione durante la scrittura. Secondo la professoressa Garau i primi riscontri del progetto “Metti la Olivetti sul banco” – iniziato il 12 febbraio per concludersi ad aprile, per un totale di venti ore di attività – hanno mostrato risultati incoraggianti. Secondo la professoressa Garau gli studenti hanno acquisito maggiore indipendenza nella scrittura, superato timidezze, migliorato la motivazione nello svolgimento dei compiti e sviluppato una più profonda consapevolezza espressiva. Si sono registrati progressi anche nell’utilizzo del vocabolario, nella comprensione del testo e nell’ortografia, spesso trascurata con l’uso dei correttori automatici dei computer.
Un fatto è certo: al termine del corso, i risultati saranno valutati con l’intento di estendere l’iniziativa ad altri istituti scolastici, proponendo un modello educativo che integra sapientemente tradizione e innovazione. “Metti l’Olivetti sul banco” è stato subito inserito lo scorso settembre, in occasione dell’inizio dell’anno scolastico, nel piano dell’offerta formativa dell’Ic “Principe Amedeo” di Gaeta e le peculiarità le stanno illustrando in questi giorni in diverse interviste video – come quella radiofonica di martedì mattina su Rtl 102,5 e su Radio Spazio Blu di Gaeta – la professoressa Garau (laureata con il massimo dei voti a soli 21 anni con il criminologo Francesco Bruno all’Università “La Sapienza”) ed Enrico Sbandi: “L’impiego sistematico della macchina per scrivere, secondo i risultati delle ricerche sulle quali è stato elaborato il progetto, produce una serie di conseguenze positive – hanno osservato subito – Stimola una lettura più completa e riavvicina alla lettura profonda e lineare, quella realizzata su carta, i ragazzi resi riluttanti dall’eccesso d’uso di dispositivi digitali, lo schermo di smartphone, tablet e pc porta a una lettura scansionante e superficiale, distratta da notifiche e da elementi interattivi che non giovano alla concentrazione. L’utilizzo richiede una concatenazione di molteplici stimoli e attività cerebrali (più della scrittura a mano, come dimostrato nella pubblicazione di ‘The Neural Basis of Typewriting – A functional MRI study’, di ricercatori delle università di Yokohama e di Tokyo) – contribuisce allo sviluppo delle sinapsi, i collegamenti neuronali caratteristici della cosiddetta plasticità del cervello”.
Le sinapsi cerebrali iniziano a svilupparsi nel grembo materno, raggiungono la massima quantità intorno ai 3 anni e, attraverso progressivo affinamento (pruning) raggiungono la crescita matura intorno ai 22-23 anni. “Le attività del cervello che governano la lettura non sono diretta espressione dei cinque sensi, ma sono indotte. Il cervello intreccia ed elabora una serie di attività sensoriali (la capacità di riconoscere i tratti scritti nelle diverse forme, l’udito) che portano allo sviluppo di sinapsi e che ne rendono funzionale, specializzandolo, il patrimonio neuronale, come si ricava dagli scritti di molteplici studi”, hanno concluso i due autori del progetto.