FORMIA – Metti i fischietti, i cappellini e le bandiere rosse della Cgil in un centro commerciale, come quello “Itaca” di Formia, e, complice lo “struscio” del sabato sera, la manifestazione di protesta non poteva che riuscire. C’era anche la commossa figlia del commesso 65enne del negozio “Cisalfa Sport” di Formia tra i quindici colleghi del padre minturnese al sit in di due ore promosso last minute dalla battagliera Filcams Cgil di Latina e Frosinone per protestare contro l’incredibile licenziamento notificato venerdì allo sfortunato lavoratore prossimo a guadagnare la pensione.
Il commesso, che continueremo a chiamare Giuseppe, è stato messo alla porta dalla nota azienda di abbigliamento sportivo per aver superato il limite massimo di assenze per malattia (da contratto sono 180 giorni ogni anno) da quando, lo scorso novembre, gli era stata diagnosticata una forma tumorale che “paradossalmente” nella lettera di licenziamento non è menzionata. I suoi colleghi in due turni hanno incrociato le braccia per due ore, mentre il negozio Cisalfa, del centro commerciale Itaca, è rimasto regolarmente aperto grazie alle maestranze in prova con contratti a tempo determinato ma quello che centrava la Filcams Cgil l’ha ottenuto: stigmatizzare con una riuscita iniziativa sindacale – vi ha aderito il 90% del personale addetto – un’iniziativa “disumana” contro la quale – come ha dichiarato nell’intervista video allegato l’attivo segretario della Filcams Latina Frosinone Luca Del Zolt – “ci hanno espresso la loro solidarietà gli altri lavoratori degli altri negozi del centro commerciale Itaca, i rispettivi clienti e la stessa città di Formia”. Insomma quello lanciato e promosso dal sindacato dei servizi della Cgil è stato un “messaggio forte per riaffermare l’umanità del lavoro e il rispetto per chi lavora nel commercio e nei servizi”.
A margine del riuscito sit di sabato sera è emerso il tentativo dell’azienda di chiedere alla Filcams di congelare lo sciopero, una richiesta restituita al mittente per verificare “la buona volontà” dell’azienda a ritirare la lettera di licenziamento. Lo farà? Già si conosce, in caso di risposta negativa, l’alternativa: la presentazione di un ricorso davanti il giudice del lavoro del Tribunale di Cassino. Giuseppe, a causa del tumore diagnostico ha sì superato il limite dei giorni disponibili per i certificati di malattia, ma questo limite non si può e non si deve applicare ai malati oncologici, i quali altrimenti sarebbero palesemente discriminati rispetto ai malati “normali”, visto il tempo richiesto dalle cure specifiche e quello di ripresa.
“Dopo una vita passata a contribuire all’affermazione di una realtà importante come Cisalfa sul territorio di Formia, al nostro rappresentante sindacale non doveva essere riservata questa umiliazione gratuita dal momento che lavorava in Cisalfa da quasi trent’anni ed era prossimo alla pensione – ha aggiunto De Zolt – Ringraziamo le lavoratrici e i lavoratori che oggi hanno dato una grande prova di dignità e forza nei confronti di un atto vile e ingiusto. Ci auguriamo che l’azienda torni sui suoi passi: noi siamo a disposizione per individuare qualsiasi soluzioni che tuteli il lavoratore nel suo percorso di cura. Se l’azienda non ci accorderà questa disponibilità, procederemo con tutti gli strumenti a disposizione”, conclude il sindacalista.
INTERVISTA Luca Del Zolt, segretario Filcams Cgil Latina e Frosinone