La provincia di Latina sull’orlo del dazio: così l’export rischia il colpo del ko

LATINA – Certe volte sembra che la storia si diverta a giocare con noi. Proprio quando l’export della provincia di Latina festeggiava numeri da record, è arrivata la mazzata. Una di quelle che non ti aspetti, che ti arriva da lontano, ma ti colpisce dritto nello stomaco: la nuova ondata di dazi americani decisa dall’amministrazione Trump, un muro del 20% sui prodotti europei – e quindi anche italiani – che rischia di stritolare proprio chi, come il nostro territorio, aveva appena iniziato a correre sul serio.

A leggerli oggi, i numeri dell’ultimo report dell’Istituto Tagliacarne per la Camera di Commercio sembrano quasi beffardi: +26,7% di export in un solo anno, con Latina e Frosinone che insieme coprono il 53% dell’export di tutto il Lazio. A trainare la locomotiva è la farmaceutica, con numeri da capogiro: oltre 1 miliardo di euro di prodotti diretti verso gli Stati Uniti, con una crescita del 133%. Un boom che sembrava destinato a proseguire. E invece no. Ora le aziende si ritrovano a fare i conti con una barriera nuova, imprevista e pesante.

«Il rischio è concreto – ha detto Aldo Braca, presidente di BSP – gli investimenti sono in bilico, e non è retorica». E non lo è, se pensiamo che BSP ha chiuso il 2024 con un fatturato superiore ai 500 milioni di euro e puntava a raddoppiarlo entro cinque anni. Ora quel traguardo sembra più lontano.

Latina paga il conto più salato. Secondo Il Sole 24 Ore, è tra le cinque province italiane più esposte alla guerra dei dazi. Ogni 100 euro di PIL, 68 arrivano dalle esportazioni. Peggio di noi solo Arezzo, Lodi, Siracusa e Belluno. È un dato che fa impressione e che ci spinge a guardare con più lucidità a quello che si muove nel mondo: quando si parla di dazi, di geopolitica commerciale, non è solo roba da tecnici o economisti da talk show. Sono questioni che ci entrano nelle tasche, nelle aziende, nei posti di lavoro.

Eppure c’è chi non si arrende. Fausto Bianchi, presidente di Unindustria Latina, guarda avanti. «Non ha senso piangere sui dazi – dice – la nostra unica arma è diventare più competitivi, sistemare finalmente quel gap infrastrutturale che da anni ci penalizza». Parole semplici, concrete. E che trovano un appoggio forte nel nuovo piano industriale presentato dalla Regione Lazio insieme a Unindustria: una vera e propria strategia di sviluppo, finalmente condivisa e strutturata.

L’obiettivo è chiaro: rendere il sistema impresa più robusto, più interconnesso, più pronto alle sfide globali. Per farlo servono strade, porti, logistica, ma anche università e formazione. «Le nostre imprese devono crescere, le piccole diventare medie, le medie puntare in alto – continua Bianchi – e questo si fa solo con una vera politica industriale».

In effetti, non è più tempo di restare fermi a guardare. Latina ha bisogno della Cisterna-Valmontone, della Roma-Latina, di una portualità moderna e di un sistema logistico efficiente. Ma ha bisogno anche di giovani preparati, tecnici specializzati, laureati pronti a entrare nelle aziende. E su questo, secondo Bianchi, c’è ancora molto da fare. «Gli Its danno lavoro al 100% dei ragazzi che li frequentano – sottolinea – eppure le aule sono mezze vuote. Bisogna cambiare mentalità, far capire alle famiglie che si tratta di percorsi di eccellenza, non di serie B».

Il piano industriale prevede, nei prossimi quattro anni, 190 medie imprese in più, 1.260 piccole aziende aggiuntive e ben 13.000 nuovi occupati nei settori ad alta e medio-alta tecnologia. E soprattutto, un obiettivo chiave: +7,8 miliardi di export. Una cifra che oggi, con i dazi americani sul tavolo, sembra più difficile da raggiungere. Ma non impossibile.

Certo, se la situazione con gli Stati Uniti dovesse peggiorare, sarà necessario guardare altrove. Verso l’Est, verso nuovi mercati, ma anche verso casa nostra. «Serve rilanciare il mercato interno», dice ancora Bianchi. E ha ragione. Non possiamo più permetterci di mettere tutte le uova nello stesso paniere. Diversificare, innovare, fare rete: questa è la strada.

La partita è aperta. E Latina, questa volta, ha tutte le carte per giocarsela. Ma serve coraggio. Serve visione. E soprattutto, serve smettere di rincorrere i problemi solo quando ci esplodono in faccia. Se i dazi sono un’onda, il territorio deve diventare barca e remi. Perché, come ci insegnano le imprese migliori di questa provincia, il mare in tempesta non si attraversa piangendo. Si attraversa costruendo meglio.