Sistema Formia, la maxi inchiesta affondata dalla prescrizione

FORMIA – I sigilli apposti dai carabinieri la mattina di venerdì santo del 2012 ai danni di uno dei simboli della città, il pastificio Paone, furono anticipati l’anno prima da un sequestro di una lottizzazione edilizia “Aurora” in fase di completamento in riva al mare di Acquatraversa. I due episodi fecero tremare il palazzo ed il timore fu uno soltanto: quell’inchiesta, denominata “Sistema Formia”, avrebbe potuto terremotare ben presto l’amministrazione comunale considerata dalla Procura della Repubblica di Latina l’impero del male relativamente all’esito di milionari appalti, alla realizzazione di importanti interventi edilizi (come quello avviato presso l’ex stabilimento Paone finalizzato alla sua riconversione in un mini centro centro commerciale) e, immancabilmente, alla gestione di incarichi e consulenze professionali.

Ora le fondamenta di quell’inchiesta, che ha richiesto un significativo sforzo economico da parte dell’erario, sono state polverizzate dal tempo. La conferma non è tardata ad arrivare dall’ultima udienza di un processo-tartaruga celebrato davanti il Tribunale di Latina. Alla pioggia di assoluzioni si sono aggiunte ora le sentenze per l’avvenuta prescrizione che hanno investito l’allora vice sindaco ed assessore all’urbanistica (Udc) del comune Benedetto Assaiante e lo zelante dirigente al ramo Roberto Guratti. Sulla loro testa pendeva ancora la spada di Damocle del resto di concussione ipotizzato 13 anni fa dal sostituto procuratore Giuseppe Miliano.

La Procura nell’udienza di mercoledì ha insistito sulla sua linea ma i legali di Guratti, gli avvocati Mattia Aprea e Vincenzo Macari, dopo aver incassato la derubricazione del reato di concussione in indebita induzione, hanno ottenuto un secondo e prevedibile risultato: l’intervenuta prescrizione del reato. La presunta lottizzazione del pastificio Paone non è stata mai evidenziata in sede processuale ma l’inchiesta “Sistema Formia” ha spesso lambito quella sulla gestione dei fallimenti presso il tribunale di Latina, il “Lollogate”, con un mesto risultato: i sigilli del pastificio Paone sono stati rimossi ma il più antico sito produttivo della provincia – per Formia molto di più di un gene del suo DNA sociale, culturale ed economico – è ancora lì ma divorato dall’incuria, dal tempo e dalla salsedine in attesa di trovare un acquirente ‘impaurito’ dalla scure della procura di via Ezio.

Della famigerata inchiesta “Sistema Formia” nel luglio 2020 tutti i reati contestati furono rimossi dalla prescrizione, tranne appunto la concussione, rimasta a carico dell’ex dirigente e dell’ex vicesindaco. Il processo poi ha conosciuto anche aspetti inverosimili, uno dei quali culminò con una multa di 400 euro ciascuno comminata a due testimoni che non ebbero il tempo di onorare una convocazione del Tribunale.

E poi altro danaro pubblico speso per la nomina di un perito esperto in dialetto formiano che affiancò quello incaricato dal Tribunale impossibilitato a tradurre in italiano le intercettazioni ambientali e telefoniche captate nel palazzo dei veleni. Un’altra grandezza di una città tanto impossibile quanto unica… Sotto ogni profilo.