TERRACINA – Poteva essere salvato un uomo di 35 anni di Terracina se nove anni fa quando si rivolse per la prima volta all’ospedale “Fiorini” gli fosse stata diagnosticata una particolare ma curabile patologia: l’endocardite infettiva. L’ha sentenziato, dopo una dura battaglia legale durata sette anni, il Tribunale civile di Roma che ha condannato ad un primo risarcimento di 250mila euro l’Asl di Latina e l’azienda sanitaria San Camillo di Roma.
La “via crucis” del 35enne inizio nel 2016 quando, accusando un malore, fu ricoverato per nove giorni all’ospedale di Terracina per poi essere trasferito, dopo nove giorni, al San Camillo a causa del peggioramento del suo quadro clinico. Il 35enne morì e la sua famiglia chiese agli avvocati Renato Mattarelli e Roberta Magnani di citare in giudizio l’Asl e l’azienda ospedaliera San Camillo per capire se questo decesso potesse essere o meno evitato. Ne è scaturito un contenzioso durissimo sviluppato – secondo la parte civile – con una presunta pregiudiziale: il 35enne non poteva essere operato e, dunque, salvato perché tossicodipendente.
Il primo collegio peritale nominato dal Tribunale, su richiesta degli avvocati Mattarelli e Magnani, fu sostituto e anche l’operato del secondo che subentrò non convinse il giudice Giorgio Egidi perché suo dire il 35enne sarebbe comunque deceduto. I consulenti della parte civile hanno dimostrato il contrario, da qui il primo risarcimento di circa 250mila euro sentenziato nella giornata di mercoledì: se c’era il 30% di probabilità di sopravvivenza queste andavano tentate.