“Stop al caporalato”: la Cgil in piazza mentre prende il via il processo sulla morte di Satnam Singh

LATINA – E’ stata davvero partecipata – e c’era da aspettarselo – la manifestazione organizzata questa mattina nella zona antistante il Tribunale di Latina dalla Cgil di Roma e del Lazio a margine dell’inizio del processo, davanti la Corte d’Assise, per la morte del bracciante Satnam Sing per la quale è imputato per omicidio volontario con dolo eventuale l’imprenditore Antonello Lovato.

Al sit in, organizzato per moltiplicare gli sforzi contro il caporalato, ha partecipato il segretario generale della Cgil Maurizio Landini: “Il processo che inizia oggi è importante se mette in campo un elemento di cambiamento reale”. Deva cambiare “il modello di fare impresa perché episodi di questa natura a non possono più succedere – ha affermato Landini, sottolineando che il messaggi del sit in “è che sul territorio tutti facciano la loro parte” perché “non pensiamo sia un caso isolato” ed “è un errore pensare che il problema si risolva con questo processo”.

“Siamo preoccupati perché sta ripartendo la stagione e dati sono preoccupanti” e sul caporalato “non vediamo un’inversione” – ha puntualizzato il leader nazionale del principale sindacato italiano – sottolineando che esistono le leggi e le regole “che permetterebbero affrontare” questa piaga ma “quando cala l’attenzione si torna a fare come fatto” e prevale la logica dello sfruttamento. “Noi siamo vigili ma serve un lavoro complessivo con ruolo spinto e diretto delle istituzioni ad ogni livello – ha aggiunto Landini – sollecitando “il sistema imprese a lavorare perché si affermi un modello di fare impresa non basato sullo sfruttamento” ma “che metta le persone al centro”. Ad oggi – ha concluso – “Siamo preoccupati perché non abbiamo visto gli elementi di cambiamento necessari” ma “il lavoro per il cambiamento va fatto sul territorio”.

In piazza Buozzi sono apparsi due cartelli “Stop al Caporalato” e “Verità e Giustizia per Satnam Singh”: “La vicenda di Satnam Singh è la rappresentazione più cruenta e tragica di ciò che avviene nei campi italiani – ha spiegato Giovanni Mininni, segretario generale della Flai Cgil nazionale – Il suo non è un caso isolato ma il risultato di un sistema del lavoro agricolo che spesso sfrutta e a volte uccide, in cui i lavoratori sono deumanizzati e considerati alla stregua di attrezzi. In questo contesto, la prevenzione e i controlli delle istituzioni continuano ad essere drammaticamente insufficienti e lo Stato fallisce così la sua lotta al caporalato e allo sfruttamento”.

E poi la Cgil ha polemizzato contro il governo Meloni:” Nei giorni scorsi la ministra Calderone ha detto che i sindacati fanno ‘propaganda’ sul tema e ha sbandierato un presunto 60 per cento in meno di vittime di caporalato nel 2024 – ha aggiunto Mininni-. In attesa di conoscere il modo in cui sarebbero stati ricavati questi dati, sappiamo con certezza che gli irregolari nell’agricoltura italiana sono 200mila, mentre i reati e gli illeciti amministrativi nell’agroalimentare sono cresciuti del 9,1%. Sono numeri che dipingono uno scenario drammatico. Nel frattempo, i circa 200 milioni del Pnrr che erano destinati a superare i ghetti dove troppo spesso sono costretti a vivere i lavoratori delle campagne ancora non sono stati spesi e anzi il governo starebbe pensando di tagliarli e indirizzarli altrove. È inaccettabile e faremo di tutto per evitarlo”.