APRILIA – È morto dopo oltre tre mesi di agonia Giulio Ciccarelli, 61 anni, apriliano con precedenti per droga ed estorsione, ricoverato dallo scorso dicembre presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina in condizioni gravissime. A spegnere definitivamente le speranze, nelle ultime ore, è stata una polmonite sopraggiunta mentre era ancora ricoverato nel reparto di rianimazione, dove i medici lottavano da settimane contro le conseguenze di un sospetto pestaggio.
Secondo la ricostruzione degli operatori sanitari e dei carabinieri del Reparto territoriale di Aprilia, le ferite riportate da Ciccarelli al momento del ricovero – diffuse su tutto il corpo – erano compatibili con un’aggressione violenta, avvenuta a dicembre sotto la sua abitazione in via Glasgow, nel popolare quartiere Toscanini. L’ipotesi dell’incidente domestico, avanzata inizialmente dai familiari che avevano parlato di una rovinosa caduta dalle scale, non ha mai convinto del tutto gli investigatori, che fin da subito hanno sospettato un pestaggio.
Gli accertamenti dei militari sono partiti immediatamente dopo il ricovero, ma in questi mesi le indagini sono proseguite nel massimo riserbo. Ora, con il decesso di Ciccarelli, l’inchiesta potrebbe assumere contorni ancora più gravi, aprendo le porte a un’ipotesi di reato più pesante per i presunti responsabili. Si parla di almeno due persone coinvolte, su cui si stanno concentrando le attenzioni degli inquirenti.
Ma perché Giulio Ciccarelli sarebbe stato aggredito con tanta violenza? I suoi precedenti lasciano intuire un possibile movente: nel 2017 era stato arrestato nell’ambito dell’operazione antidroga “Miriade”, mentre più di recente, nel 2023, era finito a processo con l’accusa di estorsione per aver minacciato un’infermiera della clinica Città di Aprilia nel tentativo di ottenere delle fiale di Toradol, un potente antidolorifico.
Ambienti criminali, droga, forse debiti non saldati: tutto lascia pensare a un regolamento di conti. Un’intimidazione sfociata in un’aggressione brutale, che ha portato alla morte della vittima dopo oltre novanta giorni di sofferenze.