Truffa da tre milioni all’Ambasciata libica: il processo si chiude con 12 assoluzioni

FROSINONE – Il Tribunale di Frosinone ha assolto i 12 imputati accusati di avere costituito un’associazione per delinquere per truffare l’Ambasciata libica a Roma. Avrebbero fatto figurare come urgenti una serie di interventi chirurgici su funzionari libici da pagare con fondi dedicati, nella disponibilità della rappresentanza diplomatica.

Secondo l’accusa si trattava di prestazioni che in realtà non sarebbero mai state effettuate. Le indagini erano partite nell’ottobre del 2016 quando l’ambasciatore libico dell’epoca aveva presentato una querela ipotizzando una truffa vicina ai 3 milioni di euro. Tutto era nato da un’operazione sospetta da parte di una banca di Frosinone dove erano stati emessi tre bonifici per 405mila euro a favore di una cooperativa di Ceccano dalla banca libica Ubae su ordine dell’ambasciata di Tripoli a Roma per le prestazioni sanitarie usufruite da tre connazionali.

Ad insospettire gli inquirenti è stato il fatto che la coop si occupava di volantinaggio e non di servizi sanitari. Ventiquattro furono le persone indagate nel 2018 dalla Guardia di Finanza: tra loro commercialisti, imprenditori e ragionieri della provincia di Frosinone ed 11 cittadini libici con a capo un medico operante a Roma, tre diplomatici ed un funzionario di banca.

Gli imputati poi si sono ridotti a 12, accusati di false fatturazioni. Il Tribunale di Frosinone (presidente Francesco Paolo Mancini), accogliendo le istanze difensive, ha mandato tutti assolti come richiesto dagli avvocati Vincenzo Galassi, Nicola Ottaviani, Vittorio Salera, Domenico Oropallo, Ivano Nardozzi e Mario Cristofari.