Sabaudia / Resta ai domiciliari Enzo Cestra accusato di essere il mandante di incendi boschivi per truffare la Regione

SABAUDIA – Rimane agli arresti domiciliari Enzo Cestra, 71 anni, ex carabiniere e presidente della Protezione Civile Anc di Sabaudia. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, ha respinto la richiesta presentata dal legale difensore Enrico Del Monte di revoca o sostituzione della misura cautelare. Cestra, arrestato il 17 marzo scorso dai Carabinieri Forestali del Gruppo di Latina, è accusato di incendio boschivo doloso e truffa aggravata ai danni dello Stato.

La ricostruzione delle accuse

Secondo la Procura, coordinata dal pubblico ministero Giorgia Orlando, Cestra avrebbe ideato un vero e proprio sistema fraudolento: causare volontariamente degli incendi per poter poi intervenire con la sua squadra e ottenere i rimborsi pubblici erogati dalla Regione Lazio per le attività di emergenza.

Le fiamme in questione risalgono al 28 agosto 2024 e si sarebbero sviluppate in due aree di pregio ambientale a Sabaudia: una in località Sorresca e l’altra in via degli Artiglieri, interessando rispettivamente superfici di 8.000 e 3.000 metri quadrati ricoperte da eucalipti e querce. Le aree, prossime al centro urbano, erano frequentate da turisti e cittadini, in piena stagione balneare, e gli incendi avrebbero messo concretamente in pericolo l’incolumità pubblica.

Le indagini: intercettazioni e ammissioni

Gli inquirenti, grazie a intercettazioni telefoniche e ambientali, hanno documentato come Cestra avrebbe incaricato un volontario della stessa associazione – un uomo di 41 anni, con fragilità personali e seguito dal Dipartimento di Salute Mentale della ASL – di appiccare materialmente i roghi. In cambio, il volontario avrebbe ricevuto un compenso simbolico di 20 euro.

Il 41enne è stato ripreso da videocamere di sorveglianza mentre si trovava nei luoghi degli incendi e ha ammesso agli investigatori il proprio coinvolgimento, indicando esplicitamente in Cestra il mandante. L’uomo è stato denunciato per incendio boschivo, ma il Gip ha respinto l’applicazione dell’obbligo di firma, lasciandolo in libertà vista la sua condizione psichica.

Truffa aggravata: 32mila euro in tre anni

Dal 2021 al 2024, la Protezione Civile Anc guidata da Cestra ha ricevuto dalla Regione Lazio circa 32mila euro in rimborsi, di cui 7mila nel solo 2024, anno in cui si sono verificati gli incendi contestati. I fondi, secondo gli inquirenti, erano destinati alle attività di contrasto agli incendi, ma in questo caso sarebbero stati ottenuti in modo fraudolento, truccando la realtà per lucrare sulle emergenze.

Cestra, durante l’interrogatorio di garanzia avvenuto il 25 marzo, ha respinto ogni accusa, affermando di aver partecipato regolarmente ai bandi regionali e sostenendo che i fondi contestati fossero stati destinati all’associazione, non a scopi personali. Ma dalle intercettazioni emerge anche la consapevolezza della sua posizione rischiosa. In una conversazione avrebbe detto: “Mo’ m’arrestano, me danno i domiciliari”.

Non solo: avrebbe tentato di retrodatare le dimissioni del volontario incendiario e gli avrebbe suggerito di non parlare con gli investigatori, aggravando ulteriormente il quadro indiziario a suo carico.

La decisione del Gip

Alla luce dei gravi indizi di colpevolezza, il Gip Giuseppe Cario ha deciso di non modificare la misura cautelare, ritenendo ancora attuale il rischio di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. Enzo Cestra resterà quindi ai domiciliari con il braccialetto elettronico, in attesa dell’evoluzione del procedimento giudiziario.

Il caso ha scosso profondamente la comunità di Sabaudia, soprattutto perché coinvolge una figura pubblica nota e da anni impegnata in un settore – quello della Protezione Civile – considerato simbolo di impegno e tutela del territorio. Le indagini, coordinate dai Carabinieri Forestali e dal Nucleo “Parco” di Sabaudia, proseguono per far luce su eventuali altri episodi simili o su una rete più ampia di complicità.

Un caso che, se confermato in sede processuale, rappresenterebbe uno dei più gravi esempi di strumentalizzazione criminale dell’attività di volontariato nel campo della protezione ambientale.