ITRI – Si è rivelato un appuntamento culturale di altissimo livello quello svolto mercoledì sera presso la Chiesa della Madonna delle Grazie di Itri. Lo studioso Giuseppe Nocca ha presentato la sua ultima (ed attesa) fatica letteraria, il Catasto Murattiano di Itri, con il prezioso coordinamento della collega Tiziana Briguglio, vice presidente dell’ArgaLazio, e gli interventi degli architetti Andrea Di Biase e Salvatore Ciccone, dell’archeologa e ex Soprintendente Marisa De Spagnolis.
Il crescente interesse verso il comparto olivicolo connesso con l’oliva di Gaeta ha reso necessaria un’indagine più approfondita sul ruolo che l’agricoltura di Itri ha svolto nel corso dei secoli. Dopo la pubblicazione del catasto murattiano di Gaeta è stato possibile ora digitalizzare anche quello di Itri che fu terminato nel maggio 1811. L’inventario completo non solo costituisce una immagine istantanea dell’agricoltura itrana in quella data, ma – secondo quanto ha illustrato il professor Nocca nel volume pubblicato da Ali Ribelli Edizioni – solleva il sipario sulla vita di una città svelando occupazioni, soprannomi e soprattutto toponomastica e determinando una continuità storica con il catasto onciario pubblicato in passato.
Il volume di Nocca è dunque un’opportunità unica per scoprire Itri durante un’epoca di forte cambiamento politico, economico e sociale, lo stesso che vide il colonnello Michele Pezza, alias Fra Diavolo, opporre una strenua resistenza alle forze di invasione franco-polacche e successivamente Murat insediarsi sul trono di Napoli, dove il suo governo avrebbe apportato alcuni cambiamenti di grande rilevanza, tra cui proprio il catasto detto “murattiano”, il primo propriamente moderno.