APRILIA – Il Consiglio dei Ministri ha deliberato ieri lo scioglimento per infiltrazioni mafiose dei comuni di Poggiomarino (Napoli), San Luca (Reggio Calabria) e Tremestieri Etneo (Catania). La proposta è arrivata dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che però non ha portato in aula il dossier su Aprilia. Una decisione che, se da un lato allontana temporaneamente lo spettro dello scioglimento per il comune pontino, dall’altro lascia aperta una ferita ancora pulsante tra cittadini, politica e associazioni.
Mentre ad Aprilia si guarda con cauto sollievo al calendario elettorale – le elezioni amministrative sono fissate per il 25 e 26 maggio – resta l’incertezza sul futuro: il Ministro ha ancora tre mesi di tempo per decidere. La tegola potrebbe quindi cadere in qualsiasi momento, con un possibile prolungamento del commissariamento per altri 18 mesi.
Le tre città sciolte
Diversi i contesti, ma identico l’esito per i tre comuni sciolti. A Poggiomarino, in Campania, il sindaco Maurizio Falanga e il vicesindaco Luigi Belcuore erano stati arrestati lo scorso ottobre per scambio elettorale politico-mafioso. In manette anche un imprenditore ritenuto intermediario tra politici e clan camorristici. Una vicenda che richiama, in maniera inquietante, quanto accaduto ad Aprilia con l’operazione “Assedio”, culminata con l’arresto dell’ex sindaco Principi, accusato degli stessi reati quando ricopriva il ruolo di vicesindaco nella giunta Terra.
A San Luca, piccolo comune aspromontano, il legame con la ’ndrangheta è storico. Sciolto per mafia nel 2000 e nel 2013, il comune calabrese ha vissuto una situazione surreale l’anno scorso: nessuna lista presentata per le elezioni, nessun candidato. Un vuoto che ha richiesto l’insediamento di un commissario prefettizio e che ha riportato l’ente al centro dell’attenzione per le sue criticità strutturali. Oltre 200 abitanti su 3.500 risultano detenuti per reati di mafia, un numero che fotografa la gravità del radicamento criminale sul territorio.
Infine, Tremestieri Etneo: il comune alle porte di Catania è finito sotto la lente della magistratura grazie all’inchiesta “Pandora”, che ha scoperchiato un fitto intreccio tra amministrazione comunale e cosche mafiose. Ben 29 persone coinvolte, tra cui l’ex sindaco Santi Rando, ex poliziotto e leader di una coalizione di centrodestra, arrestato nell’aprile scorso e condannato pochi giorni fa a otto anni per scambio elettorale politico-mafioso. Nell’inchiesta è finito anche l’ex vicepresidente della Regione Sicilia, Luca Sammartino, rinviato a giudizio per corruzione.
Il caso Aprilia: sospeso tra silenzi e proteste
Nonostante i timori, il comune di Aprilia non è stato incluso tra quelli sciolti. Ma la vicenda resta tutt’altro che chiusa. Dopo l’operazione “Assedio”, che aveva messo in luce legami pericolosi tra imprenditoria e politica, le aspettative erano alte. Le associazioni antimafia sono insorte.
In una nota congiunta, Reti di Giustizia, Rete No Bavaglio e il Coordinamento Antimafia chiedono trasparenza: “Il Consiglio dei Ministri avrebbe potuto applicare la legge e deliberare lo scioglimento per mafia dell’ente apriliano. Chiediamo che vengano rese pubbliche le risultanze del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza di Latina, alla presenza del procuratore distrettuale antimafia di Roma”.
Il riferimento è anche a un precedente scottante: la mancata decisione nel caso Fondi, quando – secondo le associazioni – si preferì una soluzione politica a una netta presa di posizione contro la mafia.
Con l’iter elettorale già avviato, la politica ad Aprilia prova a riorganizzarsi, ma resta il timore di un intervento last minute da parte del Viminale. Intanto i cittadini attendono chiarezza. Il tempo, come spesso accade in questi casi, non gioca a favore della fiducia pubblica. E mentre il rischio di una campagna elettorale sotto l’ombra del sospetto si fa sempre più concreto, la domanda resta sospesa: verrà davvero il momento delle risposte?