Minturno / Violenza sessuale su una minorenne: agricoltore assolto dopo cinque anni

MINTURNO – Assolto per non aver commesso il fatto. A.D.R. agricoltore 35enne residente nella frazione minturnese di Santa Maria Infante, non ha voluto credere alle sue orecchie quando nel tardo pomeriggio di martedì i suoi tre legali – gli avvocati Luca Cupolino, Margherita Buffolino e Raffaella Somma – gli hanno comunicato il contenuto di una sentenza emessa dal Tribunale di Cassino al termine di un processo, durato cinque anni, incardinato con un’accusa da far tremare i veni ai polsi: violenza sessuale aggravata ai danni di una minore, di una bambina, anche se ora di anni ne ha 21.

Questa è una storia davvero intricata, complicata e degradata che ha avuto due scenari: Santa Maria Infante e Poggio Renatico, in provincia di Ferrara. Secondo l’ipotesi accusatoria, rappresentata dal sostituto procuratore Chiara D’Orefice, A.D.R. avrebbe intrattenuto rapporti sessuali completi, dal 2013 al 2015, con la figlia – all’epoca di 9 anni – della compagna del padre, anche lui agricoltore. I problemi giudiziari di A.D.R. non iniziarono subito ma nel 2017 quando la sua presunta vittima aveva 13 anni. La ragazzina successivamente aveva vissuto per un lungo periodo presso la Casa famiglia individuata dai Servizi sociali del comune di Minturno presso il Villagio Don Bosco di Formia a causa della sua precaria situazione familiare e abitativa dei rapporti non stabili della madre.

La donna, dopo aver interrotto la convivenza con il padre di A.D.R, si è trasferita a Poggio Renatico, in provincia di Ferrara, ospite dell’ex marito che in questa turpe vicenda entra prepotentemente rilasciando ai Carabinieri dichiarazioni pesantissime sul conto di A.D.R.. Notando il comportamento strano dell’adolescente e sapendo delle sue pregresse frequentazioni minturnesi aveva chiesto di indagare sull’agricoltore di Santa Maria Infante che – a suo dire – ancora intrattenuto rapporti telefonici con l’adolescente benché i due non si frequentassero più da un paio di anni.

Questa vicenda conobbe una prima svolta processuale nel 2020 quando l’informativa dei Carabinieri di Ferrara arrivò al sostituto procuratore della Repubblica di Cassino Chiara D’Orefice che cominciò ad indagare su A.D.R, nonostante le relazioni degli psicologici di Poggio Renatico confermassero l’assunzione da parte della ragazza di uno psicofarmaco in grado di farle perdere la memoria e, dunque, di storicizzare le presunte violenze sessuali subite. Nel 2020 la ragazza fu sottoposta davanti il Gip del Tribunale di Cassino Domenico Di Croce ad un durissimo incidente probatorio contro il suo presunto “mostro” che, dopo una ordinanza lunga ben 40 cartelle, venne rinviato a giudizio dal Gup Salvatore Lo Mastro con l’accusa, infamante, di pedofilia.

Dopo due anni il dibattimento – presieduto dal giudice Claudio Marcopido, a latere Martina Malvagni e Antonio Gavino Falchi Delita- è terminato con l’assoluzione di M.D.R. nei confronti del quale il Pm D’Orefice aveva chiesto, al termine della sua requisitoria, ben nove di reclusione. E invece il collegio, recependo le considerazioni difensive degli avvocati Cupolino, Buffolino e Somma, ha assolto l’agricoltore 35enne di Santa Maria Infante che può vedere la luce fuori da un tunnel che ha dovuto attraversare con il fardello di un’accusa davvero infamante.

Questa storia è tanto cruda quanto amara, perché la ragazzina abusata ininterrottamente dal 2013 al 2015 ha perso il fratello minore il 22 gennaio 2023. Il ragazzo aveva 17 anni quando venne trovato senza vita nel proprio letto. A fare la drammatica scoperta furono i genitori del ragazzo, che immediatamente allertarono i sanitari del 118, giunti sul posto con i Carabinieri. Il decesso del giovane sarebbe avvenuto per cause naturali, ma la Procura della Repubblica di Ferrara – nella persona del Sostituto Procuratiore Ombretta Volta – dispose tutti gli accertamenti del caso per capire di più e determinare con certezza quanto accaduto.

Sul corpo di giovane, frequentante un istituto superiore di Ferrara e descritto come molto riservato, vennero effettuati l’autopsia e i test tossicologici. In più, furono anche acquisite, da parte della Procura, le cartelle cliniche della vittima, in modo tale da capire se soffrisse o meno di altre patologie da poter ricollegare al decesso.