Ventotene, l’Europa sotto attacco e il paradosso di un’Italia che dimentica la sua isola della libertà

EDITORIALE – C’è un’isola, a poche miglia dalla costa laziale, che continua a essere più che un semplice frammento di terra nel Tirreno. Ventotene è il luogo dove è nata l’idea moderna di Europa. Un’Europa unita non solo da vincoli economici, ma da un progetto politico e sociale capace di scongiurare per sempre le guerre fratricide che hanno insanguinato il nostro continente nel Novecento.

Oggi, mentre a est dell’Europa risuonano ancora i colpi di artiglieria e la guerra in Ucraina ci ricorda quanto siano fragili i pilastri della pace, l’Italia discute animatamente sul Manifesto di Ventotene e sul suo significato, trascinata in un nuovo scontro ideologico dopo le parole pronunciate da Giorgia Meloni alla Camera.

La premier ha definito il Manifesto “un testo di sinistra”, criticandone la visione federalista e dipingendolo quasi come un documento di parte. Ma davvero il Manifesto, scritto nel 1941 da due confinati antifascisti, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, può essere confinato dentro i recinti della politica contemporanea?

Il peso della storia e la miopia del presente

Nato in piena guerra mondiale, su un’isola che il regime fascista usava per mettere a tacere i dissidenti, il Manifesto di Ventotene immaginava ciò che allora pareva utopico: superare i nazionalismi e fondare una federazione europea capace di garantire libertà, giustizia sociale e pace. Ventotene parlava di un’Europa post-nazionalista e post-fascista, dove nessuno Stato potesse da solo trascinare gli altri nel baratro della guerra.

Oggi, mentre la guerra è tornata in Europa con l’invasione russa dell’Ucraina, mentre si discute apertamente di riarmo e di difesa comune europea, rileggere quelle parole appare più necessario che mai. Eppure, proprio ora, quelle stesse parole vengono rimesse in discussione, ridotte a un’etichetta ideologica.

Le frasi di Meloni – che rivendica un’Europa meno vincolante, più vicina agli interessi nazionali – si inseriscono in una lunga tradizione sovranista che guarda con diffidenza alle istituzioni comunitarie. Ma il paradosso è evidente: da un lato si critica il federalismo europeo di Ventotene, dall’altro si invoca una “difesa comune”, si auspica una maggiore coesione nel fronteggiare le minacce internazionali, si chiede un’Europa capace di proteggere i suoi confini e i suoi cittadini.

La domanda è semplice: come può esserci un’Europa forte senza un’Europa unita? Come può esistere un blocco continentale capace di pesare nello scacchiere mondiale se le sue fondamenta vengono minate proprio dove sono state piantate?

L’Europa al bivio

Il vero nodo di questa discussione va oltre destra e sinistra. Il Manifesto di Ventotene è il simbolo di un’Europa che non si limita alla moneta unica o al mercato comune, ma che aspira a una dimensione politica condivisa, a istituzioni capaci di rappresentare i cittadini e di prevenire i conflitti. Proprio ciò che oggi, nella crisi ucraina e nelle tensioni con la Russia, sembra mancare.

Il nostro territorio, la nostra provincia, dovrebbe sentire più di altri il peso e la responsabilità di questo dibattito. Ventotene non è un’isola astratta, è qui, nel cuore del Lazio meridionale. Un luogo di memoria e di visione che ci lega al grande sogno europeo. Eppure, è come se anche noi stessimo dimenticando cosa rappresenta realmente quella piccola isola battuta dal vento.

Mentre si riapre il dibattito sull’assetto istituzionale dell’Unione Europea – federalismo o confederazione? Più integrazione o ritorno alle sovranità nazionali? – il Manifesto di Ventotene torna a essere un campo di battaglia culturale. Ma forse è proprio questo il problema: trattare Ventotene come un’arma da brandire contro l’avversario politico anziché come una bussola per orientarsi nel caos geopolitico del presente.

L’Europa si trova oggi in una fase delicatissima. Sta cercando di ridefinire la propria identità e il proprio ruolo nel mondo mentre affronta sfide enormi: la guerra alle porte, il ritorno delle logiche di potenza, la crisi energetica e l’instabilità globale.

Un compito che ci riguarda da vicino

In tutto questo, Ventotene ci osserva silenziosa, dall’alto della sua storia. La provincia di Latina e il Lazio pontino hanno il privilegio di custodire uno dei luoghi simbolo dell’Europa moderna. Ma questo privilegio comporta una responsabilità: ricordare a tutti – anche a chi siede nei palazzi del potere – che il Manifesto di Ventotene non è un cimelio da rispolverare quando serve, ma un faro acceso sulle derive della storia.

Difendere Ventotene significa difendere l’idea stessa di un’Europa che mette insieme i popoli per evitare le guerre, in un tempo in cui la parola “pace” sta tornando ad assumere un peso concreto e tragico.

Oggi più che mai, sarebbe il momento di rileggere quelle pagine scritte tra le mura di un carcere a cielo aperto, quando tutto sembrava perduto e due uomini seppero guardare oltre la paura e oltre i confini.