GAETA – Una donna determinata, una giornalista capace di spingersi dove pochi avevano il coraggio di andare. Oggi, a 31 anni dalla sua morte, il ricordo di Ilaria Alpi non si spegne, specie per chi vive in territori come Gaeta, legati da fili invisibili ma tenaci a quella tragica vicenda. Il 20 marzo 1994, la giornalista del TG3 e il cineoperatore Miran Hrovatin vennero assassinati a Mogadiscio, Somalia, mentre indagavano su traffici illeciti di armi e rifiuti tossici tra l’Italia e il Corno d’Africa.
Le sue inchieste avevano portato alla luce connessioni inquietanti che toccavano anche il porto di Gaeta. In particolare, era emerso il sospetto che rifiuti chimici e radioattivi venissero cementati all’interno di container, caricati su mercantili e successivamente affondati per simulare naufragi, consentendo ai trafficanti di riscuotere premi assicurativi e smaltire illegalmente rifiuti pericolosi.
Il porto di Gaeta risultò essere uno snodo cruciale di questo sistema. Secondo alcune fonti, Gaeta rappresentava un punto strategico per il traffico di rifiuti destinati allo smaltimento in Africa e, in cambio, per il trasporto di armi verso fazioni somale. Questo porto era la base operativa della Shifco (Somali High Fishing Company), una compagnia italo-somala che gestiva una flotta di pescherecci sospettata di operare come copertura per traffici illeciti.
Ilaria Alpi aveva indirizzato le sue indagini proprio su questa società, rilevando come i pescherecci della Shifco venissero utilizzati per carichi ben diversi dal pescato. Testimonianze e documenti raccolti dalla giornalista suggerivano che i traffici di rifiuti pericolosi e armi passassero anche per le banchine del porto di Gaeta, sotto l’occhio complice o distratto di reti criminali e connivenze istituzionali.
Figura chiave dell’inchiesta fu Said Omar Mugne, amministratore della Shifco, il cui nome era presente negli appunti di Alpi. Poco prima della sua uccisione, la giornalista aveva intervistato anche il sultano di Bosaso, raccogliendo dettagli cruciali sui legami tra la compagnia e soggetti italiani.
Ma Gaeta non è rimasta solo uno scenario degli anni ’90. Nel 2022, la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ha aperto un’inchiesta su un traffico internazionale di rifiuti che coinvolgeva la camorra casalese e lo stesso porto commerciale di Gaeta, usato per spedire illegalmente rifiuti pericolosi verso la Bulgaria.
Un legame, quello tra i clan e i traffici via mare, che ha radici profonde nel territorio del sud pontino, storicamente esposto all’infiltrazione della criminalità organizzata campana. Le rotte, i metodi e le complicità sembrano aggiornarsi, ma la logica del profitto illecito a danno della salute pubblica e dell’ambiente resta la stessa.
Ricordare Ilaria Alpi oggi significa anche interrogarsi sul nostro territorio, sulle sue zone d’ombra e su quanto ancora resta da fare per contrastare quei traffici e quelle complicità che la sua inchiesta aveva cominciato a svelare. A distanza di 31 anni, il sacrificio di Ilaria e Miran continua a parlarci, spronandoci a mantenere viva l’attenzione su un sistema che, in parte, è ancora in piedi.