Latina / Marrakech Express, sei mesi a Simone Miscioscia: chiusa una delle costole dell’inchiesta sul traffico internazionale di auto

LATINA – Spostava le auto da un punto all’altro come in un domino di pedine da far arrivare lontano, fuori dai confini nazionali, fino alle coste africane. Simone Miscioscia, 37 anni, era l’uomo che nel meccanismo rodato dell’organizzazione criminale ricopriva il ruolo di “corriere”, colui che garantiva che le supercar rubate in Italia arrivassero a destinazione per poi sparire in container diretti in Mauritania. Ieri, per l’ultimo tassello rimasto ancora aperto nel suo fascicolo giudiziario, il gup del Tribunale di Roma Barbara Cortegiano lo ha condannato a sei mesi di reclusione con rito abbreviato.

La sentenza chiude una delle costole ancora pendenti della maxi-inchiesta Marrakech Express, che due anni fa aveva portato alla luce una rete transnazionale dedita al riciclaggio internazionale di veicoli rubati, falsamente denunciati e spediti all’estero attraverso canali collaudati. Il nome dell’operazione richiama proprio la tratta seguita dalle auto: partenza dall’Italia, scalo in Francia o Svezia, poi l’imbarco verso il Nord Africa.

Miscioscia, difeso dall’avvocato Fabrizio Cassoni, era già stato coinvolto nel primo troncone del procedimento, conclusosi con un patteggiamento nell’aprile 2022. Tuttavia, per uno degli episodi individuati dagli inquirenti – un trasferimento specifico di un’auto rubata – non c’era stata ancora definizione giudiziaria. Da qui il nuovo procedimento, sfociato ieri nella condanna.

La Procura aveva chiesto cinque anni di reclusione sostenendo la continuità tra il reato già contestato e quello oggetto di questo procedimento. La difesa, però, ha sottolineato come l’imputato fosse già stato giudicato e condannato per la quasi totalità dei fatti contestati, restando fuori solo un episodio isolato. Il giudice ha accolto in parte la ricostruzione della difesa, infliggendo una condanna a sei mesi.

L’organizzazione e i legami internazionali

L’indagine, coordinata dalla Procura di Latina e sviluppata in collaborazione con Europol e con la polizia francese, aveva svelato un sistema inquietante. Gli inquirenti descrissero il gruppo criminale come “una vera e propria impresa”, con soggetti dediti stabilmente al traffico illecito di autovetture di alta gamma. Il lavoro era meticoloso: i “procacciatori” selezionavano i veicoli con sopralluoghi accurati, per poi passare all’azione. Una volta rubate, le auto – spesso SUV e supercar dal valore elevato – venivano falsamente denunciate come sottratte e poi dirottate fuori Italia, nascoste in container con documentazione irregolare ma formalmente ineccepibile, con certificati italiani o svedesi.

In totale, nel corso di oltre sei mesi di indagini, gli agenti hanno recuperato 33 vetture di grande valore, per un importo stimato di oltre due milioni di euro. Durante le perquisizioni gli investigatori trovarono anche decine di migliaia di euro in contanti e strumenti tecnici utilizzati per forzare e clonare le chiavi elettroniche.

In alcuni casi il gruppo criminale agiva anche noleggiando auto da aziende di car rental dislocate in diverse regioni d’Italia e non restituendole mai più, trasformando il noleggio in una sottrazione fraudolenta.

Un’organizzazione fluida e ben strutturata

Gli investigatori sottolinearono come il gruppo si muovesse con modalità quasi “aziendali”, con una suddivisione precisa dei compiti tra chi si occupava dei furti, chi della logistica, chi dei contatti con l’estero e chi – come Miscioscia – del trasporto dei veicoli in punti intermedi, strategici per l’imbarco verso altri Paesi.

A rafforzare il quadro indiziario arrivarono anche alcune segnalazioni di Europol, che evidenziarono legami tra il gruppo criminale italiano e soggetti indagati dalla polizia francese, tutti coinvolti nello stesso traffico illecito.

Ora, con la condanna di ieri, si chiude un ulteriore capitolo della vicenda giudiziaria, ma le indagini – assicurano gli inquirenti – restano aperte su altri filoni legati a ramificazioni internazionali.