SANTI COSMA E DAMIANO – C’è una lunga ombra che si allunga su Santi Cosma e Damiano e arriva fino alle aule del Tribunale di Roma. Quella di Eduardo Parente, 42 anni, detto “Il Cileno”. Un nome che da anni riecheggia nei bollettini delle forze dell’ordine e nei faldoni dei tribunali. Una carriera criminale che oggi conosce una nuova stretta: la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza, misura proposta dal Questore di Latina Fausto Vinci e accolta dalla Sezione Specializzata Misure di Prevenzione del Tribunale capitolino.
Parente, oggi detenuto per una pena definitiva di 6 anni e 1 mese per rapina aggravata, è un personaggio ben noto alle forze dell’ordine. I suoi precedenti, come tasselli di un puzzle oscuro, raccontano una vita trascorsa ai margini della legalità. Spaccio di stupefacenti, tentata estorsione, lesioni personali, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale: un curriculum criminale che, secondo la Questura, dimostra una pericolosità sociale ormai conclamata.
Non è un caso isolato. Eduardo Parente è parte di un contesto difficile, quello di una provincia, il sud pontino, dove certi legami familiari e certe dinamiche delinquenziali si intrecciano da decenni. Eduardo è infatti il fratello di Francisco Parente, altro nome noto alla cronaca locale, già protagonista insieme ad altri pregiudicati della famigerata rissa all’hotel Bajamar di Formia, uno di quegli episodi che finiscono per segnare la percezione collettiva di un territorio.
Una sorveglianza “post detenzione”
La misura della sorveglianza speciale scatterà non nell’immediato, ma al termine della pena attualmente in corso. Due anni di obbligo di soggiorno e divieto di avvicinamento alle persone offese. Un provvedimento che rispecchia pienamente la linea dura adottata dalla Questura di Latina, sempre più decisa a contenere i fenomeni criminali che interessano l’area pontina, tra il litorale e le aree interne.
“Eduardo Parente – spiega la Questura in una nota – si è particolarmente evidenziato negli anni per le sue condotte criminali, dimostrando una spiccata pericolosità sociale rappresentata da tutte le vicende giudiziarie che lo hanno visto protagonista”. Un profilo che si fa più minaccioso se si considera il livello di violenza emerso nelle recenti attività investigative condotte dalla Divisione Anticrimine.
L’ombra lunga dell’inchiesta “Anni 2000”
Ma il nome di Parente non è legato solo a singoli episodi di criminalità. L’uomo era infatti rimasto coinvolto nella maxi inchiesta “Anni 2000”, una di quelle indagini che puntavano a far luce su dinamiche criminali più strutturate tra Santi Cosma e Damiano e Castelforte, dove le accuse sfioravano anche l’associazione mafiosa. Le ipotesi più gravi, come l’aggravante mafiosa, sono cadute nei giudizi successivi. Eppure la fotografia scattata dagli inquirenti in quegli anni resta: un intreccio di alleanze e rivalità tra sodalizi, in particolare quelli riferibili ad esponenti della famiglia Antinozzi e dei Mendico.
Nel dicembre scorso, la Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio, demandando ad altra sezione della Corte d’Appello la rideterminazione di alcune pene, laddove non già prescritte. Per Eduardo Parente, tuttavia, la partita si è chiusa con un’assoluzione per intervenuta prescrizione.
Un territorio fragile, una criminalità endemica
Nel sud pontino, zone di confine tra le province di Latina e Caserta, la criminalità spesso ha radici che affondano in un tessuto sociale segnato dalla precarietà economica e dalla marginalità. Santi Cosma e Damiano, paese di poco più di 7.000 abitanti, è solo uno dei piccoli centri che convivono con dinamiche criminali che, pur senza i tratti eclatanti delle mafie metropolitane, si muovono sottotraccia e mantengono un certo controllo su attività economiche e traffici illeciti.
La vicenda di Parente, in questo contesto, è la storia di un’escalation personale ma anche il sintomo di una realtà in cui certi “codici” di violenza e intimidazione continuano a segnare i rapporti tra gruppi, famiglie e quartieri.
La valutazione della sua pericolosità, alla luce anche dei recenti riscontri investigativi che hanno evidenziato condotte connotate da un elevato livello di aggressività e violenza, tali da rappresentare un pericolo per la sicurezza e la tranquillità pubblica, ha portato il Questore di Latina, nell’ambito dell’attività di monitoraggio e prevenzione dei reati svolta dalla Divisione Anticrimine della Questura, alla proposta delle misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza.
Il Tribunale di Roma – Sezione Specializzata Misure di Prevenzione, condividendo la proposta formulata dal Questure, ha applicato al proposto la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo soggiorno e divieto di avvicinamento alle persone offese per la durata di due anni, misura che sarà scontata al termine dell’espiazione delle condanne a suo carico.