Frosinone / Omicidio davanti allo “Shake bar”: si chiude il processo a Mikea Zaka

FROSINONE – L’arringa della difesa, le controrepliche e poi la sentenza. Mercoledì davanti il Gup del Tribunale di Frosinone Antonello Bracaglia Morante dovrebbe calare il sipario sul processo confronti di Mikea Zaka, il 23enne albanese che ha chiesto ed ottenuto di essere giudicato con il rito abbreviato per l’omicidio del suo connazionale Kasem Kasmi, di 26 anni.

Il dibattimento prevede l’intervento del legale dell’imputato, l’avvocato Giovanni Tedesco, chiamato a replicare alla requisitoria formulata nell’udienza del 28 febbraio quando il Sostituito procuratore della Procura di Frosinone, Samuel Amari, aveva chiesto per Zaka vent’anni di reclusione per l’omicidio del suo connazionale.

Si tratta del delitto avvenuto il 9 marzo 2024 all’esterno dello “Shake bar” in via Aldo Moro a Frosinone. Mikea Zaka è accusato di aver esploso sei colpi di pistola illegalmente detenuta contro Kasem Kasmi e nei confronti del fratello della vittima, Ervin, e dei fratelli Klevin e Alvider Hidraliu. Il dottor Amari era partito dalla richiesta di 30 anni poi scesa a 20 in virtù della scelta e dell’accettazione del rito abbreviato. Per la Procura di Frosinone non c’era stata premeditazione in quell’omicidio che, destando non poco scalpore mediatico, provocò l’arrivo all’indomani del Ministero degli Interni Matteo Piantedosi.

Gli avvocati di parte civile, Martina Stirpe, Martina Iachetta, Tony Ceccarelli, Christian Alviani e Laura Rapuano, hanno condiviso la richiesta della Procura insistendo per il riconoscimento a Zaki delle aggravanti negando, naturalmente, le attenuanti. In più hanno presentato al Gup Bracaglia Morante – che dovrà pronunciarsi mercoledì – una precisa istanza, quella che il processo si svolga, alla luce del contestato ed originario capo d’imputazione formulato dalla Procura a Zaka, davanti la Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone.