Clamoroso a Sabaudia: arrestato il maresciallo Enzo Cestra, il paladino anti-incendi che ordinava i roghi

SABAUDIA – Da paladino della lotta agli incendi a burattinaio delle fiamme. La maschera è caduta ieri mattina, quando i carabinieri del Nipaaf hanno bussato alla porta di Enzo Cestra, 71 anni, storico volto della Protezione Civile e dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Sabaudia, uomo rispettato e cavaliere della Repubblica. È lui, secondo gli inquirenti, il mandante dei roghi che nell’estate scorsa hanno devastato ettari di macchia mediterranea tra il Parco del Circeo e la foresta di Sabaudia.

L’arresto del maresciallo – ora ai domiciliari con braccialetto elettronico – arriva come una deflagrazione in una comunità che per anni lo ha visto in prima linea, a fronteggiare fiamme e emergenze con la divisa addosso e l’autorità di chi, nella lotta al fuoco, sembrava incarnare un valore. Ma dietro le sirene e le divise, racconta oggi l’inchiesta della Procura di Latina, si celava un piano criminale tanto semplice quanto spietato: creare l’emergenza per incassare fondi pubblici.

Già da mesi gli investigatori avevano scoperto l’altra faccia della medaglia. In estate, infatti, era finito nei guai un quarantenne, dipendente comunale a San Felice Circeo e volontario dell’associazione guidata da Cestra. Lui, il braccio operativo, colui che materialmente appiccava le fiamme nelle pinete, tra le dune e a ridosso del centro abitato. Due incendi lo scorso 28 agosto – uno in via degli Artiglieri, l’altro nella zona della Sorresca – avevano distrutto aree di pregio naturalistico, mettendo a rischio vite umane in piena stagione turistica.

Il piromane era stato incastrato dalle telecamere: le immagini lo ritraevano mentre raggiungeva in bici i punti strategici, accendeva e fuggiva. All’interrogatorio aveva ammesso le sue colpe: «Ho bevuto, è un brutto periodo per me… sì, sono stato io». Ma dietro il suo gesto non c’era solo l’instabilità personale: a guidarlo, secondo gli inquirenti, c’era proprio Cestra.

L’indagine è andata avanti in silenzio, passo dopo passo, intercettazione dopo intercettazione. È così che i carabinieri hanno ricostruito come il maresciallo orchestrasse tutto. I roghi non erano frutto del caso, ma parte di una regia finalizzata a ottenere finanziamenti regionali: circa 30.000 euro erogati alla sua associazione negli ultimi tre anni, sulla base dei costi sostenuti per le attività antincendio. Le stesse attività che lui stesso contribuiva a rendere necessarie.

Dalle intercettazioni emerge un quadro inquietante. Dopo la denuncia del suo “uomo di fiducia”, Cestra avrebbe provato a sviare le indagini, telefonando più volte al quarantenne e consigliandogli cosa dire e cosa tacere. Non immaginava che gli investigatori fossero già all’ascolto e che ogni parola stesse finendo dritta nel fascicolo del pm Giorgia Orlando.

Ieri, quando i carabinieri si sono presentati alla sua porta, il maresciallo ha tentato di mantenere il controllo. Ma dopo aver letto l’ordinanza firmata dal gip Giuseppe Cario, e soprattutto le sue stesse parole intercettate, è rimasto muto, come se quel silenzio fosse l’unica difesa possibile.

Sabaudia oggi è incredula. L’ex carabiniere, l’ex assessore comunale, l’uomo che da sempre era il primo a correre tra i boschi in fiamme, si è rivelato – per l’accusa – il burattinaio di quegli stessi disastri. Dietro i suoi gradi e le sue medaglie, dietro ogni sirena accesa nel cuore della notte, c’era l’ombra lunga del dolo.

Ora l’intera comunità si interroga: quanti altri roghi, negli ultimi anni, sono stati innescati per gonfiare i rimborsi? Quanti allarmi erano, in realtà, ben orchestrati? E, soprattutto, fino a che punto può arrivare la sete di denaro quando si traveste da servizio per il bene comune?

Cestra, assistito dall’avvocato Enrico Del Monte, nelle prossime ore potrà raccontare la sua versione dei fatti. Ma per ora, la verità giudiziaria lo vede nei panni di chi ha tradito una divisa e una comunità. Una storia di fuoco e cenere, in cui l’eroe locale si è trasformato – secondo la Procura – nell’artefice dell’incubo.