Latina / Gratta e vinci da mezzo milione divide due ex amiche: il giudice deciderà sui 250mila euro

LATINA – Sedici anni e otto giorni. Tanto è passato da quella mattina del 9 marzo 2009, quando due amiche di Latina, in una tranquilla tabaccheria di via Fabio Filzi, a due passi da piazza Dante, sfidarono la sorte con un Gratta e vinci. Una giocata da pochi euro che nel giro di un battito di ciglia si trasformò in mezzo milione. Una pioggia di soldi caduta all’improvviso, di quelle che ti cambiano la vita – o almeno così credi.

Da allora, però, quel biglietto fortunato è diventato l’origine di una battaglia infinita, che ha separato due giovani legate da un’amicizia che sembrava solida, fino a quel giorno. Perché i soldi, si sa, a volte dividono più di quanto uniscano. E quel Gratta e vinci da 500mila euro si è trasformato in una ferita mai rimarginata, una vicenda finita nei tribunali e tra faldoni ingialliti dal tempo.

La storia è nota, ma ancora oggi si arricchisce di un nuovo capitolo. Nei giorni scorsi, infatti, la ragazza che da anni reclama la sua metà della vincita – assistita dagli avvocati Giugliano, Scarchilli e Maggiore – si è ripresentata in Tribunale a Latina per chiedere il dissequestro di quei 250mila euro che sono ancora bloccati da quando tutto è cominciato.

È stato il giudice Mario La Rosa a prendere in mano la questione. Per ora ha riservato la sua decisione, ma la sensazione è che siamo davvero alle battute finali di una lunga e tortuosa vicenda giudiziaria. Eppure non era partita così, con le urla di gioia dentro quella tabaccheria, le risate, la telefonata ai parenti, il sogno di una vita migliore. Poi la frattura, i tribunali, le accuse reciproche, il processo penale per appropriazione indebita che si è chiuso con la prescrizione e infine la causa civile che lo scorso settembre, davanti alla Corte d’Appello di Roma, ha scritto la parola “fine” – almeno sulla carta.

La sentenza dei giudici D’Avino, Serafin e Gozzer non ha lasciato margini: “Le due ragazze si erano accordate per l’acquisto congiunto del biglietto, come confermato dai titolari della tabaccheria”. Quel “stecchiamoci un Gratta e vinci” detto a voce alta davanti al banco, e la risposta della seconda ragazza “ok, allora dacci un Gratta e vinci da 5 euro” sono state le chiavi di volta per stabilire che quella fortuna doveva essere divisa. Invece no, la vincita fu incassata e versata su un conto cointestato, ma da lì la metà non è mai arrivata alla legittima destinataria.

Nel frattempo, il tempo ha fatto il suo lavoro: dal 2018 al 2023 il processo civile è andato avanti a singhiozzo tra cambi di giudici, notifiche saltate e la pandemia che ha congelato le aule di giustizia. Ora però il cerchio sembra stringersi.

Resta il paradosso: quel biglietto da 5 euro, oggi vale ancora mezzo milione, ma soprattutto 16 anni di rancori e carte bollate. E in fondo, in questa storia, più dei soldi pesa il prezzo dell’amicizia perduta.