PRIVERNO – Il certificato di idoneità sportiva della vittima – secondo il medico legale Cristina Setacci – era tutto sommato in regola ma la Procura di Latina avrebbe dovuto compiere specifici accertamenti sul conto dell’Asd Palluzzi di Priverno relativamente al mancato utilizzo del defibrillatore, la principale causa del decesso di un ragazzo di appena 15 anni. E così il Gip Barbara Cortegiano, accogliendo una motivata richiesta dei legali di parte civile, gli avvocati Daniela e Angelo Fiore, ha detto di ‘no’ alla seconda richiesta di archiviazione avanzata dal sostituto Procuratore Giuseppe Miliano circa il decesso, avvenuto il 3 marzo 2022, di Matteo Pietrosanti.
Il giovane calciatore del’Ads Palluzzi Priverno, originario di Bassiano, si accasciò a terra durante una seduta d’allenamento, stroncato da un improvviso malore mentre si allenava con la squadra “Giovanissimi” della società lepina. I soccorsi furono tempestivi ma, secondo la famiglia, Matteo poteva essere salvato se fosse stato utilizzato il defibrillatore del campo “D’Annibale”, ragione per la quale la società calcistica di Priverno è stata anche sanzionata dalla Figc.
Gli avvocati Fiore presentarono una denuncia contro ignoti ipotizzando il reato di omicidio colposo. La Procura di Latina chiese una prima archiviazione del caso, istanza rigettata dal Tribunale. La seconda proposta del Pm Miliano è stata fortemente osteggiata dai legali di parte civile ed il Gip ha disposto ora nuovi accertamenti entro i prossimi due mesi per accertate due circostanze: l’eventuale “nesso causale tra la morte di Pietrosanti e il mancato utilizzo, prima dell’arrivo del 118, di un defibrillatore nell’impianto sportivo Palluzzi” ed il rispetto delle linee guida relative alla “situazione concreta da parte dei tre operatori sanitari intervenuti sul posto a bordo dell’ambulanza”.
Inizialmente era stato ipotizzato come Matteo fosse stato colpito da “un’insufficienza cardiaca terminale legata a un processo aritmico” e una patologia cardiaca. Nelle quattro cartelle della nuova ordinanza. ll gip Cortegiano ricorda tuttavia come nel campo D’Annibale non ci fosse alcun defibrillatore e tantomeno una persona in grado di utilizzarlo. Inizialmente non ne fu trovato nessuno. Ne spuntarono successivamente due, uno dei quali funzionante ma mai utilizzato per salvare la vita a Matteo.