Latina / L’ex Gip Giorgia Castriota rompe il silenzio: “Mai ricevuto soldi o regali, vivo di stipendio”

LATINA – Torna a far parlare di sé l’ex Gip del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, protagonista di una delle vicende giudiziarie più delicate che hanno coinvolto la magistratura pontina negli ultimi anni. La giudice, sospesa dal Consiglio superiore della magistratura e indagata dalla Procura di Perugia con l’accusa di corruzione, ha recentemente rilasciato un’intervista a LaPresse in cui racconta la sua versione dei fatti.

Castriota, che ha impugnato davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo la sospensione disposta dal CSM, è finita sotto inchiesta nell’aprile 2023, quando è stata raggiunta da una misura cautelare che l’ha portata prima in carcere e successivamente agli arresti domiciliari. Oggi è tornata in libertà, ma la sua posizione resta al centro dell’attenzione mediatica e giudiziaria: secondo l’accusa, avrebbe ricevuto denaro e benefici da alcuni imprenditori coinvolti in procedimenti che lei stessa seguiva, tra cui il suo compagno di allora.

“Mi si accusa di aver ricevuto vantaggi economici, ma io non ho un euro – ha dichiarato Castriota nell’intervista – Vivo di stipendio e, dopo un anno e mezzo di indagini, non è emersa alcuna somma di denaro a mio carico. Secondo l’accusa ci sarebbero 100mila euro che si sarebbero volatilizzati, ma non torna nulla”.

L’inchiesta parla di viaggi, gioielli e persino di un abbonamento per le partite della Roma allo Stadio Olimpico come benefit ottenuti dalla giudice in cambio di favoritismi. Ma Castriota respinge ogni addebito, attribuendo l’origine del caso a “millanterie” dell’ex fidanzato, coadiutore dell’amministratore giudiziario di alcune aziende sequestrate. “Sono venuti a casa mia cercando soldi e gioielli, ma non hanno trovato nulla. Il mio ex compagno parlava al telefono di cose di cui io non ero nemmeno a conoscenza”, aggiunge.

Il fascicolo di indagine è stato chiuso e l’udienza davanti al Gup di Perugia è fissata per il prossimo 21 marzo. Proprio a Perugia, infatti, come previsto per i procedimenti che coinvolgono magistrati laziali, si svolge l’intero procedimento.

Nell’intervista Castriota spiega anche le ragioni della sua scelta di optare per il patteggiamento: “È stata quasi una scelta obbligata – ammette – Con 3mila ore di intercettazioni telefoniche, solo per ottenere le trascrizioni integrali avrei dovuto spendere 55mila euro, e per una difesa completa sarebbero serviti almeno 100mila euro, senza contare i costi dei viaggi a Perugia. Mi chiedo quanto una persona possa davvero essere libera di difendersi in una situazione così”.

Il caso ha suscitato molto clamore a Latina e non solo, anche per il coinvolgimento di diversi imprenditori locali. Castriota, che si dice pronta a difendersi nel merito, continua a proclamare la sua innocenza. Ora l’attenzione si sposta sull’udienza di marzo, che potrebbe rappresentare uno snodo decisivo in questa intricata vicenda giudiziaria.