LATINA – Una vicenda dolorosa e preoccupante scuote la provincia di Latina e mette sotto i riflettori il tema della tutela dei diritti delle persone con disabilità. Un giovane di 27 anni, cieco e affetto da autismo, originario di Cisterna di Latina, è ricoverato da oltre un mese all’Ospedale “Santa Maria Goretti” di Latina, immobilizzato con mani e piedi legati e sottoposto a continue sedazioni. A denunciare la situazione è l’Associazione CIIVA – Associazione Ciechi, Invalidi Civili, Ipovedenti e Vedenti assieme, da anni impegnata nella difesa dei diritti dei più fragili.
“Un trattamento disumano e inaccettabile”
“Un ragazzo cieco e autistico, senza più genitori biologici e cresciuto con amore da una donna che lo ha accudito come un figlio, da oltre un mese vive in condizioni che violano ogni principio di dignità e umanità – afferma Carlo Carletti, presidente di CIIVA – È immobilizzato e sedato, senza l’assistenza sanitaria adeguata che il suo caso richiederebbe. Stiamo assistendo a un fallimento clamoroso del sistema sanitario e sociale”.
Secondo quanto riferito dall’associazione, il giovane, nonostante la doppia disabilità, fino a pochi mesi fa riusciva a svolgere molte attività quotidiane in autonomia. La sua situazione sarebbe precipitata a gennaio, quando sono comparse gravi crisi psico-motorie che hanno richiesto ripetuti accessi in pronto soccorso. Ogni volta, però, il ragazzo sarebbe stato sedato e dimesso senza una presa in carico strutturata da parte delle istituzioni sanitarie.
Il culmine si sarebbe raggiunto a febbraio, quando il giovane è stato trasferito nel reparto di Medicina del Santa Maria Goretti. Da allora, racconta CIIVA, “è rimasto legato mani e piedi, sedato e senza un piano terapeutico e riabilitativo efficace, mentre la madre adottiva, da sola e senza strumenti, ha dovuto garantire la sua assistenza giorno e notte per non essere accusata di abbandono”.
La denuncia di CIIVA e l’appello alle istituzioni
Per l’associazione la responsabilità è chiara: “L’ASL di Cisterna ha rifiutato di avviare la procedura per il ricovero del ragazzo in una struttura sanitaria ex art. 26, specializzata nella gestione di casi complessi come il suo. Le strutture contattate non hanno posti disponibili, e nel frattempo il ragazzo vede la sua salute peggiorare ogni giorno di più, dopo oltre un mese di immobilità forzata”.
CIIVA ha lanciato un appello urgente alle istituzioni per garantire al giovane una collocazione immediata in una struttura adeguata: “Non possiamo permettere che una persona venga lasciata in queste condizioni per mancanza di volontà e coordinamento tra le istituzioni. L’opinione pubblica deve sapere – conclude Carletti – e chi ha il potere di agire deve farlo subito”.
La replica della ASL di Latina: “Stiamo facendo tutto il possibile”
Non si è fatta attendere la risposta della ASL di Latina, che, attraverso una nota del Direttore Sanitario Aziendale, Sergio Parrocchia, respinge ogni accusa di abbandono o trattamento inadeguato.
“La situazione del giovane presenta una complessità clinica e assistenziale notevole – sottolinea Parrocchia – ed è stata presa in carico dalla Centrale Operativa Territoriale (COT), che funge da ponte tra i vari livelli di cura. Dal 20 febbraio a oggi sono state contattate ben 61 strutture pubbliche e private accreditate, sia nel Lazio che fuori regione, comprese quelle indicate dalla madre e dall’associazione CIIVA, purtroppo senza esito positivo a causa della mancanza di disponibilità di posti letto”.
Secondo la ASL, il giovane è attualmente ricoverato in una camera singola del reparto di Medicina del Santa Maria Goretti, con l’assistenza continua del personale sanitario e la presenza costante della madre e di altri caregiver. “Sono state adottate tutte le misure possibili per garantire un’assistenza umanizzata e rispettosa della sua dignità – prosegue la nota – compreso il ripristino delle condizioni che gli permettono di deambulare all’interno della struttura, accompagnato e con ausili”.
La ASL dichiara anche che “solo quando necessario” sono state applicate misure di contenimento previste e codificate, sempre nell’ottica di garantire la sicurezza del paziente stesso.
Il nodo: mancanza di posti e rimpallo di responsabilità
L’episodio evidenzia ancora una volta il nodo irrisolto della carenza di strutture sanitarie specializzate nella presa in carico di persone con disabilità complesse e gravi fragilità psichiche. Tra rimpalli burocratici e mancanza di posti disponibili, a pagare il prezzo più alto è sempre chi si trova nella condizione di maggiore vulnerabilità.
Nonostante la ASL ribadisca il proprio impegno, la denuncia di CIIVA mette in luce una situazione che solleva interrogativi sulla capacità del sistema sanitario di gestire i casi più complessi in modo tempestivo e coordinato.
Nel frattempo, la salute del giovane peggiora, e la madre adottiva continua a fronteggiare da sola una situazione logorante, tra l’assistenza continua e la speranza che qualcuno riesca a garantire al ragazzo un futuro dignitoso.
Il caso sta già suscitando forte indignazione sui social e tra le associazioni per i diritti dei disabili, mentre le istituzioni locali e regionali sono chiamate a trovare una risposta urgente per garantire non solo il diritto alla salute, ma anche quello alla dignità umana.