Garza dimenticata dopo il parto: risarcita coppia di Sora

FROSINONE – Altro che depressione post partum. Nell’intestino, dopo sette mesi, aveva una garza larga e lunga cinquanta centimetri che qualcuno dell’equipe medica e infermieristica, che aveva contribuito a far nascere la sua primogenita nel giugno 2018, aveva incautamente dimenticato. E’ l’inverosimile vicenda per la quale il Tribunale civile di Frosinone ha condannato l’Asl al riconoscimento di un importante risarcimento danni a favore di una coppia di Sora che sette anni fa, dopo una lunga attesa, aveva accolto l’arrivo della cicogna presso l’ospedale “Santissima Trinità”.

Quello che doveva essere il periodo più bello della sua vita diventò un incubo per la neo mamma di Sora: perduranti disturbi ed un irrisolto malessere generale che i medici avevano classificato come gli effetti della depressone post partum. Altro che. Dopo sette mesi la donna venne sottoposta ad un urgente intervento chirurgico presso una clinica privata di Cassino. Bastò una semplice radiografia per evidenziare la presenza di un corpo estraneo: avvolta nell’intestino della donna era stata lasciata dai sanitari e dagli infermieri durante il parto una garza laparotomica grande 50 centimetri quadrati. La giovane donna di Sora dovette subire un intervento chirurgico che le salvò la vita anche se la costrinse alla rimozione di un tratto dell’intestino.

“Se fosse arrivata soltanto qualche ora più tardi non si sarebbe salvata a causa della grave infezione che dall’intestino poteva diffondersi in sepsi generalizzata”. A dichiararlo ora sono i bravi legali della donna, gli avvocati Giovanni Di Murro e Michela Perrozzi. Mantenendo un comprensibile riserbo, hanno citato in giudizio non solo l’Asl di Frosinone ma l’intera equipe medica, sul presupposto per cui “nell’attività chirurgica d’equipe, con il compimento di un’operazione chirurgica, tutta l’equipe medica assume nei confronti del paziente una vera e propria posizione di garanzia, che impone ad ogni sanitario il rispetto delle regole di diligenza e prudenza”. Alla base di questa posizione è la definizione di attività medica d’equipe che come si legge nella sentenza del giudice Stefano Troiani del Tribunale civile di Frosinone “si fonda sulla cooperazione fra più sanitari che intervengono all’interno di un unico percorso diagnostico o terapeutico, perseguendo l’obiettivo comune della salute e della salvaguardia del paziente che vi sia sottoposto: la condotta del singolo medico è, dunque, funzionalmente connessa a quella del resto dell’equipe, dal momento che, senza la necessaria interazione fra le competenze tecnico scientifiche differenti proprie di ciascun componente, lo scopo unitario non potrebbe essere raggiunto”.

Il giudice ha accolto la tesi difensiva degli avvocati Giovanni Di Murro e Michela Perrozzi secondo i quali la responsabilità era in capo a tutta l’equipe medica poichè non è dato sapere se l’errore nella conta delle garze sia avvenuto all’inizio, prima dell’inizio dell’intervento chirurgico ovvero alla fine dello stesso, prima della sutura. Pertanto il Tribunale di Frosinone, che aveva nominato quali periti di parte i medici legali Panici e Soli, ha stabilito che il danno conseguenza, patito dalla donna, risulta essere in chiaro nesso di causalità giuridico-materiale con la condotta dei sanitari (medici e infermieri) che hanno preso parte al parto cesareo e che l’infezione successiva al parto ed il necessario reintervento sono stati conseguenze dirette ed esclusive della reazione infiammatoria generata dalla garza ritenuta in addome.

La responsabilità è ascrivibile non solo all’Asl ciociara ma a tutta l’equipe medica: “Il conteggio e il controllo dell’integrità delle pezze laparotomiche e dello strumentario chirurgico devono essere eseguiti da due persone ovvero ferrista ed infermiere di sala – ha scritto il giudice Troiani – Una volta effettuata la conta, questa deve essere comunicata ad alta voce al chirurgo operatore. Quest’ultimo supervisiona e verifica che la conta delle pezze e dei ferri chirurgici sia corretta, cioè che il totale di garze utilizzate e rimanenti corrisponda a quello delle garze ricevute prima e durante l’intervento”.

La sentenza del Tribunale Civile di Frosinone è innovativa perché ha riconosciuto un danno morale anche a favore del marito della puerpera di Sora. Lo sottolinea nell’intervista video allegata l’avvocato Perrozzi: “L’uomo ha subito secondo il Giudice di Frosinone un pregiudizio di natura morale, connesso ad un vero e proprio stravolgimento della vita quotidiana a causa della condizione della consorte, costretto a gestire da solo sia la bambina appena nata, sia la difficile situazione di salute della madre. La concessione del congruo ed importante risarcimento dei danni – hanno concluso gli avvocati Giovanni Di Murro e Michela Perrozzi – non potrà cancellare di certo le sofferenze patite ma che si auspica sia da monito per le strutture sanitarie ed i loro operatori a non incorrere in futuro in errori tanto gravi da mettere in pericolo la vita dei pazienti.

VIDEO Interviste agli Avv. Giovanni Di Murro e Michela Perrozzi