Omicidio Willy Monteiro: ergastolo per Marco Bianchi, 28 anni al fratello Gabriele

FROSINONE – Ha conosciuto venerdì un epilogo ancora più duro il secondo processo d’appello per il tragico pestaggio che nella notte tra il 5 ed il 6 settembre 2020 costà la vita in largo Oberdan a Colleferro ad un giovane di origini capoverdiane ma italiano d’adozione, poi medaglia d’oro al valore civile, il 19 enne Willy Monteiro Duarte. Il cuoco di Paliano morì per salvare la vita ad un amico coinvolto in un’insensata aggressione e venerdì i loro autori, i fratelli Marco e Gabriele Bianchi, sono stati condannati rispettivamente all’ergastolo e a 28 anni di reclusione. Lo ha deciso la Corte d’assise d’appello di Roma che, dopo i chiarimenti invocati dalla Corte di Cassazione, ha emesso la severa condanna non riconoscendo questa volta attenuanti ai due fratelli di Artena così come avvenne al termine del processo d’appello quando furono condannati a 24 anni di carcere con l’accusa, poi confermata dalla Suprema Corte, di omicidio volontario.

I giudici d’appello hanno accolto parzialmente la richiesta del Procuratore generale che al termine della sua articolata requisitoria aveva chiesto il carcere a vita per i due fratelli praticanti e appassionati di Mma, un’antichissima e pericolosa arte marziale. Prima dell’inizio della camera di consiglio, hanno rilasciato delle dichiarazioni spontanee per affermare” il loro dispiacere” ma anche per respingere l’etichetta di essere “mostri”. Il primo ad intervenire è stato Gabriele, 30 anni, che, presente in aula a differenza del fratello, ha escluso di essere stato l’autore del colpo letale costato la vita al povero Willy Monteiro:” “Volevo replicare a quanto detto in questi anni- ha esordito – Sono stufo: da quattro anni e più vengo definito come una persona che non sono”. E ancora: “Non vivevo di delitti, avevo una frutteria, mi svegliavo alle tre del mattino per lavorare. Io e mio fratello abbiamo commesso degli errori e siamo pronti a pagare”.

In carcere “sono la persona che sono sempre stata, mi sto laureando- ha raccontato- svolgo il mio lavoro con serietà e impegno e non ho mai litigato con nessuno”. Gabriele ha poi puntualizzato quello che è stato il suo ruolo nell’aggressione al ragazzo ucciso: “Ripeto quello che ho dichiarato nel processo per quattro anni: voglio pagare per le colpe che ho, ma non ho mai colpito Willy, non l’ho toccato. Non posso confessare una cosa che non ho fatto, sono pronto a morire in carcere ma non dirò mai che l’ho colpito”. Gabriele Bianchi poi si rivolto alla mamma di Willy: “Sono addolorato per la sua morte– ha detto- ho chiesto un incontro con i familiari per poterli guardare negli occhi. E se potessi, cambierei le sorti di quella sera”. Poi ha espresso il suo desiderio di padre: “Prego tutte le notti che mi venga data la speranza di poter abbracciare mio figlio fuori dal carcere”.

Marco, 26 anni, ha assistito in video conferenza dal carcere all’ultima udienza del secondo processo d’appello per esternare il suo dispiacere per la tragedia di quasi 5 anni e per il dolore che ho dato alla famiglia di Willy. “Sono responsabile per il calcio al fianco ma non quando era a terra- ha voluto precisare – mi dispiace per mio fratello che è stato coinvolto in questa situazione, ma non ha mai colpito Willy”. Infine: “Pagherò per la mia colpa, ma non siamo mostri. Non meritiamo tutto questo odio mediatico, spero in una pena giusta”. La Corte d’assise d’appello ha optato invece per l’ergastolo per Marco e per la condanna a 28 anni per Gabriele.

I loro difensori, gli avvocati Valerio Spigarelli e Valentina Zaru (la famiglia di Willy si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Domenico Marzi unitamente ai comuni di Colleferro e di Paliano) hanno preannunciato ricorso appena saranno depositate le motivazioni. Da poco meno di un anno sono in carcere gli ultimi protagonisti dell’aggressione a Willy: si tratta di Francesco Belleggia e di Mario Pincarelli,, condannati lo scorso aprile dalla Corte di Cassazione rispettivamente a 23 e 21 anni d reclusione.