MINTURNO – Falsi crediti d’imposta bonificati in Cina a favore di un’organizzazione criminale che successivamente li investiva in Italia e nel sud pontino nel settore immobiliare e commerciale. E’ uno dei tratti salienti dell’ordinanza di custodia cautelare che, chiesta dal sostituto procuratore Andrea Corvino della Procura di Cassino, è stata emessa dal Gip Alessandra Casinelli con cui gli agenti del gruppo di Formia hanno bloccato o, meglio, smascherato, un fiume carsico di denaro che scorreva tra i conti bancari e le piattaforme fiscali, mimetizzato tra carte e numeri.
Alla testa di questo gruppo criminale c’era un insospettabile incensurato 61enne di Minturno D.S.G. che, tra i nove indagati, aveva il compito di bonificare in Cina il provento dei falsi crediti d’imposta a favore di un’organizzazione che poi aveva l’onere di ripulire questo flusso di danaro truffato allo Stato con una serie di investimenti nel settore commerciale. Gli uomini del Colonnello Luigi Galluccio hanno appurato come D.S.G. nei mesi di novembre e dicembre 2021, aveva trasferire su rapporti accesi presso banche o intermediari finanziari con sede in territorio cinese, oltre 2 milioni e 200 mila euro, liquidità questa proveniente dall’incasso dei crediti d’imposta relativi all’agevolazione del Sismabonus, ritenuti dall’accusa – però – inesistenti. Tra gli indagati ci sono anche il 59enne G.M. di San Cosma e Damiano ed altre persone residenti a Tivoli, Montorio Romano, San Giovanni in Fiore (Cosenza) e quattro persone residenti tra Boscoreale e Torre del Greco, in provincia di Napoli.
Le indagini, molto complesse dal punto di vista economico-finanziario, hanno appurato lo svolgimento ormai da anni di un sistema fraudolento operante nel sud pontino e anche nel resto d’Italia dedito alla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche mediante i bonus edilizi. Con quest’ipotesi i finanzieri del gruppo di Formia hanno sequestrato crediti di imposta per oltre 10 milioni di euro nell’ambito dell’ attività di monitoraggio proprio sui crediti d’imposta introdotti anche per l’efficienza energetica e la sicurezza degli edifici. Si tratta di crediti che – stando alle ipotesi degli inquirenti – erano stati originati da un soggetto in carcere e, successivamente, trasferiti, mediante plurime cessioni, a soggetti nullatenenti, irreperibili o gravati da precedenti penali vari e a imprese operanti nel settore edilizio dalle dimensioni imprenditoriali e dai livelli di operatività incoerenti con il valore commerciale dei lavori edilizi formalmente eseguiti, soprattutto in relazione ad opere “invasive” e complesse come quelle antisismiche.
Decisivi nella ricostruzione dell’accusa i riscontri degli investigatori presso taluni condomìni, anche nella Capitale, che sarebbero stati interessati da tali interventi edilizi, per fotografare l’inesistenza dei cantieri. Secondo le ipotesi con l’inserimento sulla piattaforma “Cessione Crediti” dell’Agenzia delle Entrate di comunicazioni di cessione di crediti in realtà inesistenti, veniva tratto in inganno il Fisco, attraverso un complesso meccanismo di trasferimenti. La peculiarità di quest’ultima e brillante operazione della Guardia di Finanza è tutta qui: la cospicua liquidità proveniente dall’incasso dei crediti d’imposta relativi all’agevolazione del Sismabonus – ritenuti dall’accusa, però inesistenti – veniva, a differenza di altre analoghe operazioni delle Fiamme Gialle di Formia, ripulita all’estero per tornare Italia con cui un’interessata organizzazione criminale cinese li investigativa attraverso l’apertura di nuove attività commerciali.