GAETA – La richiesta di atti ed altri incartamenti dal Comune può, per i non esperti in materia, essere considerato come il gesto di un attaccabrighe che voglia impicciarsi di questioni amministrative, ed invece così non è. Almeno in tre casi, recentemente la mancata messa a disposizione delle carte, o il rallentamento nell’ostensione, è costato al Comune di Gaeta molto caro.
I giudici del tar di Latina hanno condannato l’ente di piazza 19 Maggio a pagare per ogni singolo episodio mille euro oltre le spese accessorie. Particolarmente significativo e fresco di pubblicazione è il caso di un privato che aveva chiesto l’accesso “considerato che l’attività di scavo, posta in essere a soli un paio di metri dal proprio immobile, ne potrebbe compromettere la stabilità e considerato altresì che è necessario verificare il rispetto delle norme e dei regolamenti afferenti le distanze minime tra costruzioni e le altezze nonché la tutela delle vedute”.
Le carte sono infatti state fornite, ma quasi due mesi dopo, invece che nei 30 giorni, come prevede la legge. Il giudice amministrativo di primo grado, pur prendendo atto che la “materia del materia del contendere” è ormai cessata perché l’accesso ha avuto luogo, ha comunque condannato il comune al pagamento degli avvocati della parte avversa, sulla base del principio della “soccombenza virtuale”.
Il funzionamento degli accessi agli atti è uno degli elementi di rischio da monitorare per la redazione del Piao comunale ed è un indicatore importante della trasparenza dei processi amministrativi.