LATINA – Ci sono storie di cronaca che sembrano uscite da un copione cinematografico. Questa, però, non ha nulla di romanzesco: è una vicenda reale, che ha visto protagonisti un imprenditore agricolo, un commando armato e una rete investigativa che ha lavorato senza sosta per assicurare i colpevoli alla giustizia.
L’agguato: un’azione brutale e una fuga rocambolesca
Settembre 2023. Un uomo rientra a casa dopo una lunga giornata di lavoro nei campi. Il buio lo accoglie, ma non è solo: quattro uomini incappucciati lo aspettano nell’ombra. Hanno una pistola, hanno intenzioni chiare, e soprattutto non hanno paura di usarla. Gli urlano di consegnare i soldi, lo aggrediscono, cercano di piegarlo con la violenza. Ma l’imprenditore non ci sta. Urla, si dibatte, lotta con la disperazione di chi sa che arrendersi non è un’opzione. Le sue grida attirano l’attenzione dei vicini. I rapinatori capiscono che il tempo è scaduto e scappano, dileguandosi nelle campagne circostanti.
La scena successiva è ancora più degna di un thriller: due dei malviventi vengono intercettati dai residenti accorsi in aiuto. La situazione potrebbe risolversi lì, ma le armi in loro possesso fanno la differenza. Con una minaccia ben piazzata, riescono a liberarsi e sparire nella notte.
Indagini, pedinamenti e un cerchio che si stringe
Non passa molto tempo prima che la denuncia dell’imprenditore dia il via a un’indagine a tappeto. La Squadra Mobile di Latina, coordinata dalla Procura della Repubblica, mette insieme i pezzi del puzzle con metodo e tenacia: vengono analizzati i filmati di sorveglianza, tracciati gli spostamenti di veicoli sospetti, incrociati dati GPS. Le impronte digitali lasciate sul campo iniziano a delineare un quadro sempre più chiaro.
Ed è così che il cerchio si stringe. Il Pubblico Ministero Valentina Giammaria presenta al gip Barbara Corteggiano una richiesta precisa: arresto immediato per i sospettati, tutti con precedenti per reati gravi. L’ordine viene firmato e la macchina della giustizia si mette in moto.
Questa mattina la Polizia ha chiuso il capitolo. Sei uomini sono finiti in manette. Alcuni erano già dietro le sbarre per altri crimini, altri sono stati fermati tra Roma e Taranto grazie alla collaborazione delle rispettive Squadre Mobili. L’operazione, diretta dal Procuratore Aggiunto Luigia Spinelli, si è svolta senza intoppi.
Dalla rapina all’estorsione: un copione fin troppo noto
La storia, però, non finisce qui. Perché quando pensi di aver visto il peggio, c’è sempre qualcuno pronto a spingersi oltre. Nelle settimane successive al fallito colpo, un sesto uomo si presenta dall’imprenditore con un’offerta che sa di minaccia: “Se vuoi stare tranquillo, paghi.” Una classica richiesta di protezione, il marchio inconfondibile della criminalità organizzata. Una proposta che suona come un’eco sinistra di una mentalità che non si arrende: se non riescono a prenderti i soldi con le pistole, ci provano con il ricatto.
Ma questa volta la risposta è stata chiara: nessuna resa. Nessun compromesso. L’imprenditore denuncia anche l’estorsione, le forze dell’ordine si muovono ancora una volta e il sesto uomo finisce in cella.
Sei arresti, un colpo smantellato, e una lezione che resta: il coraggio di non piegarsi alla paura è la prima, vera difesa contro il crimine.