Aprilia, la città sotto il segno della paura: la bomba artigianale e l’ombra del crimine organizzato

APRILIA – Un messaggio inquietante, una minaccia che sa di mafia. La bomba artigianale rinvenuta due giorni fa a mezzogiorno in via Aldo Moro, all’incrocio con via Sabotino, è l’ennesima prova che il crimine organizzato sta facendo sentire la propria presenza anche nel cuore di Aprilia. L’ordigno, rudimentale ma potenzialmente mortale, è stato trovato in una zona ad alta densità commerciale e residenziale, tra parcheggi affollati e attività di vario genere, tra cui una pizzeria, una parrucchiera, una palestra e un centro per disabili.

Se la bomba fosse esplosa, le conseguenze sarebbero state tragiche. Con quasi sei etti di polvere nera, l’ordigno aveva un innesco e si trovava all’interno di un pacchetto nero, chiaramente progettato per essere trovato. È chiaro che chi l’ha lasciato lì non aveva intenzione di fare esplodere immediatamente la bomba, ma di lanciare un messaggio chiaro e minaccioso. Un messaggio che recita: “Noi siamo pronti a usare la violenza, anche quella più letale”. La scelta di far trovare l’ordigno in una zona trafficata non è casuale, ma studiata per far arrivare la minaccia alle persone giuste. E quella chiamata anonima, che ha avvisato i carabinieri della presenza della bomba, è l’elemento che suggella la volontà di comunicare in modo diretto e pubblicamente il potere di chi ha piazzato l’ordigno.

Il risultato è quello che ormai sembra una routine in città: paura, preoccupazione, e un clima di crescente tensione. Le operazioni per rimuovere la bomba hanno bloccato l’area per ore venerdì pomeriggio, con la zona tra via dei Mille e via Sabotino completamente sigillata per garantire la sicurezza dei cittadini e consentire agli artificieri del nucleo antisabotaggio di Roma di intervenire. Dopo alcune ore di lavoro, l’ordigno è stato fatto brillare in una cava alla periferia di Aprilia, confermando il pericolo che rappresentava. La deflagrazione ha dimostrato il potenziale distruttivo della bomba, ma soprattutto ha sollevato il velo su una situazione che, negli ultimi due anni, ha visto crescere il numero di atti intimidatori.

A pochi giorni dall’esplosione della bomba, un’altra notizia inquietante ha scosso la comunità: in via Belgio, nel cuore del quartiere Toscanini, ignoti hanno sparato ben tredici proiettili contro il portone di una palazzina, una zona da sempre legata al clan Forniti. Il boss, Patrizio Forniti, è latitante dallo scorso luglio, ma la sua assenza non sembra aver placato le tensioni tra bande rivali. Anzi, sembra aver alimentato un’escalation di violenza, culminata in un altro agguato. In via Lazio, una Yaris che trasportava due carabinieri fuori servizio è stata presa di mira da cinque colpi di pistola. Fortunatamente, i due militari sono riusciti a cavarsela con lievi ferite, ma la vicenda ha aperto la porta a una serie di interrogativi sulla reale intensità della guerra tra bande.

Le indagini hanno portato rapidamente all’arresto di un giovane di 22 anni, un croato residente ad Anzio, trovato in possesso di due pistole semiautomatiche e un revolver. Sebbene sia in carcere per detenzione illegale di armi, le forze dell’ordine stanno ancora esaminando se l’arma trovata in casa del ragazzo sia stata effettivamente utilizzata nell’attacco. Ciò che più preoccupa, tuttavia, è il contesto in cui questi episodi si inseriscono. La latitanza di Patrizio Forniti non ha affatto indebolito il clan, ma ha creato il vuoto che ha lasciato spazio a una guerra tra bande rivali che ora sembra essere la nuova normalità per la città di Aprilia.

Una guerra che, come sempre accade in questi casi, non fa distinzioni: chi sta pagando il prezzo più alto di questa escalation di violenza sono i cittadini, che si trovano a vivere in un clima di terrore. La paura di essere coinvolti in un conflitto che non li riguarda, ma che minaccia la loro quotidianità. Le voci che si rincorrono parlano di un ulteriore intervento delle forze dell’ordine e della magistratura per cercare di arginare il fenomeno, ma nessuno può davvero dire quando e come finirà questa spirale di violenza che, ormai, sembra essere arrivata a un punto di non ritorno.