SUD PONTINO – E’ nato con il freno tirato a Fondi il consorzio che, come quello di Formia e Gaeta, dovrà gestire il welfare e le politiche sociali sul territorio del Distretto Latina 4. Il Consorzio quale soggetto giuridico non piace ai sindaci di Sperlonga e Campodimele, Armando Cusani e Tommaso Grossi, che mercoledì pomeriggio presso il Comune di Fondi hanno fatto le barricate nella seduta che avrebbe dovuto approvare lo Statuto – sono 38 articoli – del Consorzio istituito nella seduta del 12 marzo 2024 (“Noi eravamo assenti giustificati”, hanno dichiarato Grossi e Cusani che metteva piede nell’ex amico comune di Fondi dopo diverso tempo) “senza preoccuparsi di avviare un confronto condiviso con tutti i rappresentanti, né di garantire una preventiva informazione pubblica”. Se Grossi e Cusani hanno bocciato, motivandola, la proposta di dar vita ad un Consorzio – hanno rinnovato la richiesta di dar vita all’Unione dei Comuni – l’esame della bozza statutaria ha caratterizzato l’intera seduta terminata con un clamoroso colpo di scena sul piano politico.
Il Comune di Terracina (rappresentato dal sindaco Francesco Giannetti e dall’assessore ai servizi sociali Sara Norcia), dominato da una maggioranza vicina a Fratelli d’Italia, ha deciso di allinearsi al blocco dei Comuni a guida o vicini a Forza Italia: Fondi quale Comune capofila (c’erano il sindaco Beniamino Maschietto e la presidente della commissione servizi sociali Daniela De Bonis) ha già chiesto di rivendicare la presidenza e la sede del nascente Consorzio; Monte San Biagio (rappresentato dal sindaco Federico Carnevale e dall’assessore al ramo Arcangelo Di Cola), San Felice Circeo e Lenola (in collegamento hanno partecipato ai lavori i sindaci Monia Di Cosimo e Fernando Magnafico).
La posizione di Terracina, che ha dovuto far fronte a problemi di tenuta all’interno della sua maggioranza di centro destra, è balzata subito agli occhi quando i sindaci di Sperlonga e Campodimele avessero, a ragione, chiesto che, dopo anni di isolamento, il Comune terracinese avesse le dovute risposte in termini economici e di rappresentatività. E invece è passato l’esame dello Statuto che, prima di essere approvato in una delle prossime riunioni dall’assemblea dei sindaci, dovrà essere discusso dalle commissioni Servizi sociali dei sette comuni aderenti. A loro i sindaci di Sperlonga e Campodimele hanno inviato un documento che, pieno di censure, accompagna la bozza di Statuto del Consorzio.
“La nostra scelta non nasce da un rifiuto preconcetto o da posizioni ideologiche, ma da una valutazione lucida e responsabile delle conseguenze future derivanti dalla decisione di istituire un consorzio per la gestione dei servizi sociali. Il percorso intrapreso – hanno esordito Cusani e Grossi – è caratterizzato da un approccio che non tiene adeguatamente conto delle specificità e delle reali esigenze del nostro territorio. Il metodo adottato per questa iniziativa ha evidenziato un’impostazione rigida, più orientata alla forza che a una reale volontà di collaborazione e sviluppo condiviso”.
Non è tardato ad arrivare il primo affondo alla gestione di questa fase da parte del Comune capofila di Fondi: “Nonostante le perplessità sollevate nei vari incontri istituzionali e le continue richieste di un confronto pubblico, il Comune capofila – hanno aggiunto Cusani e Grossi – non ha mai accolto tale richiesta. Questa presa di posizione rappresenta una sconfitta politica che ha acuito le divisioni all’interno del comitato istituzionale, senza che il Comune capofila abbia mai tentato di ricomporle. Anziché unificare il territorio, si è preferito seguire logiche di maggioranze partitiche, alimentando fratture invece di promuovere un progetto realmente condiviso. Il Comune di Fondi, in qualità di capofila del Distretto socio-sanitario Lt/4, deve inoltre assumersi la responsabilità di una gestione inefficace e fallimentare nel rispondere ai reali bisogni del territorio. La creazione del consorzio, così come prospettata, non garantisce una distribuzione equa ed efficiente delle risorse e dei servizi, ma favorisce invece una centralizzazione che penalizzerà le realtà locali più fragili. Le scelte sbagliate ricadranno inevitabilmente sui bilanci dei Comuni consorziati, con gravi ripercussioni sulla sostenibilità economica e sulla qualità dei servizi offerti ai cittadini”.
Insomma, l’istituzione del consorzio rappresenta “una scelta fallimentare e dannosa per i comuni coinvolti, con conseguenze gravi dal punto di vista organizzativo, strategico e finanziario. Il primo grande problema è l’incapacità del consorzio di raggiungere soglie adeguate per garantire la specializzazione delle risorse umane. La dispersione delle competenze e l’assenza di una struttura efficiente porterebbero alla creazione di un apparato amministrativo generico e inadeguato, incapace di offrire un valore aggiunto rispetto alle amministrazioni comunali già esistenti – hanno aggiunto i sindaci di Sperlonga e di Campodimele – Dal punto di vista strategico, la scelta consortile penalizza i comuni in termini di visibilità e capacità di sviluppo economico. Gli enti consortili, per loro natura, hanno un ruolo marginale e scarsamente riconoscibile, il che riduce drasticamente la loro capacità di attrarre investimenti e di influenzare il territorio. Inoltre, la mancata rappresentanza delle minoranze consiliari all’interno del consorzio costituisce una grave limitazione democratica, poiché esclude ogni forma di controllo e bilanciamento del potere, lasciando la gestione nelle mani di pochi soggetti senza un adeguato confronto politico”.
Le riserve avanzate sono state anche di natura economica: “L’impatto finanziario del consorzio sarebbe devastante per i comuni aderenti. La sua istituzione comporterebbe un incremento della spesa corrente, con costi amministrativi aggiuntivi che graverebbero direttamente sui bilanci comunali. Gli amministratori del consorzio rappresenterebbero un ulteriore peso economico, senza alcun vantaggio tangibile per le comunità locali. Ancora più preoccupante è il fatto che, trattandosi di un ente strumentale e non di un ente locale, in caso di dissesto finanziario non si applicherebbe l’articolo 244 del Testo Unico degli Enti Locali. Questo significa che i costi di un eventuale fallimento ricadrebbero interamente sui comuni, senza alcuna possibilità di intervento per riequilibrare la situazione”.
Il Comune di Terracina, guidato da un’amministrazione vicina a Fdi, avrebbe potuto svolgere un ruolo diverso? Cusani e Grossi non hanno dubbi a tal riguardo: “La proposta di statuto attuale permette che il comune di Fondi capofila, con l’accordo degli altri tre comuni, assuma un controllo predominante, relegando Terracina a una posizione di minoranza. Di fatto, il Comune di Terracina diventerebbe un semplice finanziatore del consorzio, senza alcuna reale capacità decisionale, subendo le scelte imposte dagli altri enti.”
La forma consortile, inoltre, è stata definita “una scelta anacronistica”: “A livello nazionale, molti consorzi sono stati progressivamente trasformati in unioni di comuni, una soluzione ritenuta più efficiente e sostenibile. L’esperienza negativa del Consorzio degli Aurunci, che ha lasciato una pesante eredità di debiti ancora oggi a carico dei comuni, dimostra chiaramente – hanno osservato – i rischi insiti in questa struttura amministrativa e i danni irreversibili che può causare. Infine, vi sono fondati motivi per ritenere che questa operazione, fortemente voluta dalla Regione, possa tradursi in un vero e proprio commissariamento delle funzioni amministrative e sociali dei Comuni aderenti. Attraverso la nomina di direttori, il cui costo ricadrebbe quasi interamente sui bilanci comunali, si creerebbe un assetto inedito in Italia, in cui i comuni perderebbero la propria sovranità finanziaria a favore della Regione. Questo sarebbe in netto contrasto con il principio di autonomia sancito dall’articolo 118 della Costituzione. A completare il quadro, la governance del consorzio sarebbe completamente scollegata dalle amministrazioni locali, senza alcuna elezione diretta da parte dei cittadini. Questo aprirebbe la strada a una gestione opaca, potenzialmente influenzata da soggetti politici esterni, privando i comuni del controllo effettivo sulle decisioni strategiche e finanziarie”.
In conclusione, la scelta consortile si configurerebbe “come un grave errore politico e amministrativo, con ripercussioni negative durature sulle finanze locali, sulla capacità di gestione e sulla stessa autonomia decisionale dei comuni coinvolti”, hanno concluso i sindaci di Sperlonga e di Campodimele”.