Elezioni comunali a Itri, Antonio Gelfù è il primo candidato a sindaco a scendere in campo

ITRI – “Posso aver paura nel gestire un Comune se devo districarmi ogni giorno tra 140 dipendenti e sei figli? Mi dica lei?”. Antonio Gelfù non ha ancora 50 anni – li compirà nel corso del 2025 – e, convinto che i record sono tali per essere migliorati, venerdì presenterà presso l’Osteria “Nanninella”, alle 19.30, la sua candidatura a sindaco al Comune di Itri. Sarà il primo a mostrare le sue carte perché il “paese deve tornare a crescere”.

Gelfù, imprenditore di successo alla testa di un’azienda “tra le prime cinque in Italia per la lavorazione del legno finalizzata alla realizzazione di arredi d’interni”, è stato il primo lo scorso 31 dicembre a scendere in campo per un conto di una lista civica “Insieme per Itri” che, comunque vadano le trattative negli altri schieramenti, sarà della partita. Comunque a prescindere. Gelfù ha rotto gli indugi per l’ufficializzazione della sua corsa consapevole che l’ex sindaco Antonio Fargiorgio sarà di nuova in lizza con la civica “Itri Facciamo Futuro” con l’apporto all’interno del Pd mentre Forza Italia e Fratelli d’Italia non hanno ancora sciolto la riserva sul nome del candidato primo cittadino: Andrea Di Biase per gli azzurri, Salvatore Ciccone per Fdi.

Gelfù pensava e pensa di essere il candidato ideale per lo schieramento di centro destra “perché gli altri litigano mentre io sono pronto da due mesi”. L’imprenditore 49enne del legno è molto vicino all’ex assessore ai Lavori Pubblici della quarta Giunta Agresti, l’avvocato Giuseppe Cece, pur sottolineando come la sua formazione civica sia pronta “soprattutto per essere la degna espressione della comunità di Itri e delle sue articolazioni sociali, economiche e culturali”. Insomma – è il ragionamento di Gelfù – mentre gli altri litigano per ‘posti al sole’, “io sto incontrando i cittadini che mi stanno chiedendo lo sforzo che quotidianamente investo nelle mie iniziative imprenditoriali per rilanciare, dopo il terzo commissariamento consecutivo, il Comune di Itri. Lo sto facendo nelle campagne – ha aggiunto – perché il 40% dei miei concittadini vive fuori dal centro storico che ha bisogno di interventi immediati per il decoro urbano, per il miglioramento della viabilità e della sosta (propone la costruzione di un multipiano leggero in Piazza Rodari), per bloccare una perdurante desertificazione commerciale e per incentivare l’adozione di politiche culturali e giovanili, perché è assurdo che i nostri ragazzi scappino perché considerano Itri un paese sottosviluppato”.

Nel suo programma che illustrerà sabato sera, Gelfù ha deciso di considerare un motivo attrattore per il rilancio dell’immagine turistica di Itri una diversa fruibilità del Castello Medievale (“mi sono vergognato quest’estate quando per strada alcuni turisti stranieri mi chiedevano di visitarlo ma erano nell’impossibilità di farlo perché inspiegabilmente chiuso”), del Museo del Brigantaggio ma anche di alcuni reperti archeologici venuti alla luce come il Tempio di Ercole, la storica Chiesa di San Cristofaro, l’antica Via Appia, la Via Greca. Gelfù sollecita una diversa gestione del turismo religioso per via del Santuario della Madonna della Civita e dell’inestimabile patrimonio ambientale e agro-zootecnico che, se gestiti al meglio, possono ancora realizzare importanti prospettive economiche e occupazionali”.

Gelfù, nonostante i non eccelsi rapporti con Fratelli d’Italia, incarna il sogno di diventare – per utilizzare un ruolo preso in prestito dalla pallanuoto – il “centroboa” del centrodestra unito: “Ripeto – ha concluso l’imprenditore – io sono disponibile per sintetizzare l’unità dello schieramento. In caso contrario, non penso a confondermi e tantomeno a ritirare la candidatura a sindaco. Itri aspetta altro da chi ancora permette a 140 famiglie di avere a fine mese lo stipendio a casa”. E di questi tempi non è un aspetto di poco conto.