PONZA – Deve essere rifatta la procedura per l’attribuzione dell’incarico di progettazione per la realizzazione del porto turistico di Ponza nello specchio di mare di Cala dell’Acqua, nella frazione de Le Forna. Lo ha deciso la quarta sezione del Consiglio di Stato (Presidente Luigi Carbone, giudice estensore Rosario Carrano) che, ribaltando l’esito di una sentenza del Tar e legittimando l’operato del comune isolano, ha messo fuori gioco la società “Marina di Cala dell’Acqua srl”. Il provvedimento dei giudici di palazzo Spada ha legittimato l’originaria volontà della Giunta dell’ex sindaco Pietro Vigorelli di voler realizzare un innovativo ma ecosostenibile approdo turistico nella parte nord dell’isola con il nulla osta della Regione che aveva escluso l’area prescelta da quella tutelata “Sic”.
L’iter per il recepimento dei pareri continuò durante la penultima amministrazione guidata dall’ex sindaco Francesco Ferraiuolo ma non tardarono ad affiorare i primi contrasti con la società incaricata per la realizzazione del porto. La Marina di Cala dell’Acqua srl doveva conseguire le certificazioni ambientali richieste dalla Regione (Via, Vas, Vinca) in assenza di un piano regolatore nell’area dell’ex miniera oppure prima di agire doveva attendere che fosse approvato il piano? La società incaricata per la progettazione sosteneva la necessità di disporre del piano regolatore generale e il 23 gennaio 2024 il Tar le diede ragione. L’attuale Giunta del sindaco Franco Ambrosino ha sempre ribadito il contrario e, affidandosi all’assistenza legale dell’avvocato Alfredo Zaza D’Aulisio, ha presentato ricorso e venerdì l’ha spuntata al Consiglio di Stato (la discussione c’era stata il 14 novembre 202). Per i giudici del secondo grado della magistratura amministrativa “non occorre la previa adozione della variante urbanistica al Piano Regolatore da parte del Comune, dovendo questa essere approvata in seno alla procedura concessoria, con un accordo di programma”. Tutto ciò doveva avvenire nell’ambito della conferenza di servizio che la società guidata dal nuovo proprietario Guido Del Gizzo impugnò.
L’amministrazione comunale di Ponza ha dovuto perdere tempo prezioso sostenendo un concetto semplice ora ribadito dall’ex sindaco Vigorelli: il piano regolatore sarebbe stato ratificato da un “accordo di programma” nell’iter della concessione, poiché il porto turistico è, ai sensi della legge Burlando, è una “opera di pubblica utilità”. E quindi la società doveva procedere speditamente nelle analisi ambientali richieste e sollecitate anche dalla Regione Lazio. La sentenza del Consiglio è chiara dunque sulla questione se andasse approvato il piano regolatore o acquisire le certificazioni ambientali e puntualizza che la stessa Vas “deve ritenersi non pertinente per i fini che qui interessano, essendo peraltro di epoca successiva ai fatti che rilevano nel presente giudizio”.
E ora? Il Comune di Ponza, sempre sulla base della legge Burlando numero 509/1997 sui porti, deve indire una nuova gara pubblica europea, andare in Conferenza dei Servizi per scegliere la società vincitrice, far eseguire le procedure ambientali, approvare il progetto definitivo e mettere la prima pietra del porto turistico a Cala dell’Acqua. “Questi anni perduti tuttavia lasciano in eredità un enorme vantaggio – ha commentato ironicamente l’ex sindaco di Ponza Vigorelli – Ormai il Comune conosce tutti i trabocchetti e ha dalla sua la sentenza del Consiglio di Stato, che fa piazza pulita degli azzeccagarbugli”. Mica poco…