Gaeta / Project financing, l’avvocato Vellucci indica alcune vie d’uscita

GAETA – I project financing agitano i sogni di molti titolari di concessione e degli aspiranti. Le ultime notizie, gli interventi della AGCM, e, l’attenzione dei media locali sul come il Comune di Gaeta stia affrontando il problema delle concessioni demaniali marittime, pongono interrogativi e gravi dubbi sull’esito finale della procedura adottata dall’Ente.

Dopo il primo ricorso sulle proroghe delle concessioni, vinto dall’Agcm, il Comune di Gaeta dovrà affrontare infatti un secondo ricorso al Tar, questa volta proprio sullo strumento dei project financing.  Per l’avvocato Fabio Vellucci, che si è espresso più volte su questa materia, “vi è stata una ingiustificata e superficiale comunanza tra lo strumento del pf con l’art. 37 del Codice della Navigazione, soprattutto per la dichiarata illegittimità della norma, effettuata dalla ultimissime sentenze del Consiglio di Stato, Sezione VII, nn. 1128-1129 del febbraio 2025, per la pubblicità di gara limitata localmente e per il mancato rispetto della imparzialità e della libertà di mercato, prevista dalla Direttiva Servizi Bolkenstein”.

Secondo il legale l’aver poi dichiarato la non “scarsità delle risorse”, che però deve poter essere accertata, ha aperto le porte al cosiddetto “interesse transfrontaliero”, ovvero alla necessità di una adeguata pubblicità per tutti i paesi membri della UE, in contrasto con il concetto della “scarsità delle risorse”, correlata all’interesse pubblico nell’ambito del paese membro comunitario come sentenzia la corte di giustizia europea per il caso Promoimpresa del 2016. “Il difetto di motivazione delle delibere agostane – è la ricostruzione della vicenda da parte dell’esperto amministrativista – proseguito con la determina dirigenziale n. 13/2025, oggetto di ulteriore indagine della AGCM, è aggravato dalla incertezza dei criteri, vista la strettezza dei tempi e la illegittimità del decreto Meloni nella parte relativa alla proroga al 2027 (TAR Liguria, Sez. I, 183 del 10 gennaio 2025), oltre che, dalla assenza completa di un cronoprogramma relativo ai bandi di gara secondo il Codice degli Appalti Pubblici, per di più con pf che superano inspiegabilmente la soglia comunitaria dei 5 milioni di Euro, con una procedura certamente più lunga e macchinosa e dunque fuori tempo”.

Cosa avrebbe dovuto fare il comune di Gaeta? Forse valutare pf relativi a finanziamenti meno onerosi e vicini al valore effettivo delle opere pubbliche, magari corrispondenti ad un profitto per il proponente, relativo ad una durata inferiore ai 20 anni, per evitare una implicita illegittima proroga automatico della concessione. “Ciò – secondo Vellucci – in modo, da metterli subito a gara per evitare lungaggini, nel rispetto di criteri anche relativi agli indennizzi che dovranno riferirsi agli ultimi 5 anni secondo però il Decreto Meloni, col riconoscimento equilibrato e con medio punteggio, della capacità tecnica professionale acquisita, senza alcuna iscrizione al RRII, confidando che tale procedura di cui al D.LGS. 36/2023, sia contenuta entro il 2026”.

L’altra strada, forse più solida, sarebbe quella di abbandonare la strada dei progetti di finanza ed affidarsi alla selezione pubblica di cui alla Direttiva Servizi, la cui trasparenza, semplicità di forme, adeguata pubblicità all’interno dello Stato membro, garantisce un equilibrio tra il riconoscimento delle esigenze dei concessionari uscenti e la facoltà di ingresso di nuovi affidatari, laddove, la predeterminazione dei canoni, il valore degli indennizzi ed il riconoscimento delle capacità tecniche acquisite, avranno il giusto valore nei punteggi di gara e, soprattutto, in una procedura certamente più spedita nel rispetto del termine ultimo del 2026.