VENTOTENE – C’eravamo tanto amati. O almeno. Che i rapporti tra il Comune di Ventotene e il commissario straordinario di governo per il recupero del carcere borbonico di Santo Stefano, l’ex generale della Guardia di Finanza Giovanni Maria Macioce, siano apparentemente in questo momento ai limiti storici la conferma è arrivata da un’ordinanza shock, la numero 1 del 26 febbraio 2025, sottoscritta dallo zelante dirigente della ripartizione tecnica del Comune isolano Mauro Canciani. Ha intimato al solo ex generale di Sora della Guardia di Finanza – dallo scorso ottobre confermato per due anni alla guida del commissariato di governo per concretizzare il miliardario progetto di recupero dello storico penitenziario di Santo Stefano – di demolire “a proprie cure e spese le opere edilizie abusivamente realizzate” presso quella che un tempo era una grotta tufacea in località “Calanone”, non lontano dalla più nota spiaggia di Calanave a Ventotene.
L’ordinanza di Canciani è arrivata in una fase in cui – almeno apparentemente – i rapporti tra Macioce e il sindaco Carmine Caputo siano burrascosi per diverse ragioni. Non solo per una diversa considerazione sui lavori in corso di svolgimento per il recupero dell’ex carcere borbonico ma anche per il progetto avallato da Macioce di collegare Ventotene a Santo Stefano attraverso una funivia. Se la comunità isolana (compresi gli imprenditori legati al turismo) è spaccata sull’avveniristico e costoso progetto, l’ordinanza di demolizione del Comune di Ventotene ha anticipato di qualche giorno lo svolgimento di un delicato processo davanti il giudice monocratico del Tribunale di Cassino Martina Malvagni avente come elemento comune denominatore nel corso del tempo la gestione patrimoniale di una grotta dichiarata abusiva perché insistente nell’area a rischio “A” che, gestita dalla Riserva marina di Ventotene e di Santo Stefano, è sottoposta a severi vincolo paesaggistici e idrogeologici.
Il 5 marzo prossimo il 78enne Macioce è imputato nel giudizio immediato chiesto nel febbraio 2023 dall’allora Procuratore capo di Cassino Luciano D’Emmanuele con le severe ipotesi accusatorie di false dichiarazioni in un atto pubblico e violazione dell’articolo 76 del Dpr 455/2000. Si tratta di reati commessi insieme all’ex vicesindaco dell’isola Modesto Sportiello, di 59 anni, e dei suoi due figli, Luigi (attuale consigliere comunale di maggioranza) ed Ercolino, di 33 e 30 anni. I fatti si sarebbero verificati il 9 novembre 2021 davanti al notaio – che è parte lesa – Matteo Baldassarra di Sora. Secondo le indagini compiute dal gruppo di Formia della Guardia di Finanza sullo sfondo ci sarebbe stata proprio la vendita di un’anonima grotta in località “Calanone” che Modesto Sportiello (l’aveva prelevata da una donna di Ventotene attraverso l’usucapione) cedette al generale Macioce e ad Ercolino e Luigi Sportiello “traendo in errore” il notaio di Sora. L’ex vice sindaco Sportiello dichiarò che il bene che stava alienando, di 85 metri quadrati, era adibito soltanto per uso “deposito”. E invece secondo la Procura di Cassino tutti e quattro gli imputati erano “già consapevoli che si trattava di tre distinti immobili aditi ad uso abitativo”.
Le indagini hanno stabilito, inoltre, come le tre unità immobiliari siano state cedute attraverso altrettanto scritture private. La prima fu sottoscritta il 12 agosto 2010 quando Sportiello cedette al generale di Sora il possesso di una frazione della particella per un importo di 31mila euro. La seconda e la terza scrittura privata furono firmate entrambe il 26 giugno 2017 quando l’appena nominato neo vice sindaco di Ventotene Sportiello trasferì il possesso di altre due frazioni della stessa particella 909 ai figli Ercolino e Luigi per un importo di 20 e 25mila euro. In effetti il generale Macioce, Ercolino ed Luigi Sportiello consegnarono ciascuno al notaio Baldassarra un assegno bancario non trasferibile di diecimila euro. Secondo la ricostruzione degli inquirenti i tre acquirenti trasformarono poi questa grotta in un’unità immobiliare realizzata su un’area a rischio “A” della Riserva marina di Ventotene e di Santo Stefano.
Se nella prima udienza del processo del 18 ottobre scorso, ora alle porte, la 71enne Teresa Gervasio, aveva chiesto di costituirsi parte civile attraverso lo studio legale dell’ex Pm antimafia Antonino Ingroia (l’istanza era stata rigettata dal giudice monocratico Cerase), l’ordinanza di abbattimento del Comune è figlia di una coraggiosa e civile iniziativa della stessa signora Gervasio. Il Comune di Ventotene è stato costretto ad emettere l’ordinanza di demolizione dopo la nomina, lo scorso 9 luglio, da parte del presidente della Regione Lazio Francesco Rocca di un commissario regionale ad acta “intesa ad avviare attività di Vigilanza urbanistica ed edilizia per l’immobile sito nel Comune di Ventotene in località Calanone, distinto in Catasto al Foglio 2 particella n. 909”.
L’ordinanza di Canciani presta il fianco a non pochi talloni d’Achille: se la grotta tufacea secondo la Procura era stata dichiarata abusiva (reato penalmente dichiarato prescritto), non lo è tuttora sul piano squisitamente tecnico-amministrativo? E se così fosse può avere efficacia una scrittura privata sottoscritta… l’8luglio 2024 dall’ex generale Macioce e dai fratelli Sportiello? In assenza di un’efficacia, questa scrittura privata – siamo in presenza di un presunto cortocircuito di natura giuridica – avrebbe potuto avallare le richieste di Scia in sanatoria presentate da Luigi ed Ercolino Sportiello il 22 gennaio 2025 e il 25 febbraio scorsi? Secondo quanto è trapelato, il commissario straordinario Macioce (che nel processo penale è difeso dallo stesso legale della famiglia Sportiello, l’avvocato Renato Ciamarra) si è dichiarato sereno e fiducioso e potrebbe impugnare al Tar l’ordinanza numero 1/2025 del Comune Ventotene o, con un colpo a sorpresa, rimuovere le opere edilizie realizzate.
Un fatto è certo. Essendoci ancora una comunione nella gestione del bene perché Canciani ha intimato la demolizione al solo ex generale Macioce e non ai fratelli Sportiello la cui famiglia è impegnata da sempre nella gestione degli approdi turistici sulla seconda isola pontina? Luigi è tuttora consigliere comunale in carica e un’eventuale ordinanza di demolizione notificata nei suoi riguardi significherebbe rimuovere l’abuso realizzato e, peggio ancora, porsi in una palese situazione di incompatibilità nel massimo consesso isolano. L’ex generale Macioce, d’altro canto, non ha mantenuto fede ad una promessa fatta in una dichiarazione stampa mai smentita. Prima della nomina a commissario su proposta dal dimissionario Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano, aveva dichiarato che avrebbe fatto un passo di lato “per il bene del progetto di recupero del carcere di Santo Stefano” se la magistratura cassinate avesse operato dei provvedimenti nei suoi confronti per l’acquisto della grotta operato quasi quattro anni fa. Macioce è rimasto al suo posto, anzi lo scorso ottobre ha ottenuto la conferma per ulteriori due anni del suo mandato che, se dipendesse dal Comune di Ventotene, avrebbe le ore contate…