Maxi truffa sugli Ecobonus: chiuse le indagini

FORMIA – Cinquantacinque milioni di euro. E’ la stima della truffa ai danni dello Stato che il sostituto procuratore della Repubblica Maria Carmen Fusco ha ipotizzato nei confronti di 26 persone che, residenti sul territorio del sud pontino, sono state raggiunte ora da una voluminosa chiusura delle indagini preliminari in relazione all’inchiesta “Fiscal Coin” della Guardia di Finanza del gruppo di Formia. Per la Procura di Cassino devono andare a processo 26 indagati componenti di un sodalizio che, smascherato lo scorso 11 settembre, si sarebbe specializzato a compiere truffe ai danni dello Stato attraverso i bonus edilizi ed il reimpiego di crediti di imposta.

Questa attività di auto riciclaggio ha interessato, tra il 2021 e l’anno successivo, non solo il commercio e il redivivo mercato del mattone di Formia ma anche attraverso il coinvolgimento in partecipazioni azionarie di società in Italia e in Gran Bretagna e operazioni di gioco on line. Il lavoro di intelligence economico – finanziario degli uomini del Colonnello Luigi Galluccio era stato a lungo vagliato dalla Procura di Cassino che aveva chiesto al Gip del Tribunale tre misure cautelari in carcere, poi “salite” a quattro ma tutte ai domiciliari. Gli indagati sono accusati di aver creato crediti fiscali illeciti per quasi 55 milioni e di averli ceduti all’Agenzia delle Entrate, alle Poste Italiane e di averli piazzati sulla piattaforma “Sibonus” della Camera di Commercio per interventi edilizi per lo più mai realizzati.

L’operazione “Fiscal Coin” era iniziata – come di ricorderà – all’alba dell’11 settembre scorso con il sorvolo degli elicotteri della componente aerea del gruppo di Ciampino e con le 33 perquisizioni delle unità cinofile di Fiumicino. L’intensa giornata terminò con la conclusione dei sequestri di tre bar di Formia e di alcune unità immobiliari (per un valore di sette milioni e 838mila euro) di Formia e dei crediti fiscali (per un valore di 47milioni di euro) presenti nei cassetti fiscali di molti degli iniziali 32 indagati e disposti dal Gip del Tribunale di Cassino Domenico Di Croce su richiesta del sostituto procuratore Flavio Ricci in una voluminosa ordinanza di quasi 500 pagine al termine di due anni di indagini. Sotto chiave erano finite nello specifico – come detto – attività commerciali ed unità immobiliari prelevate tra il 2022 ed il 2023 con i proventi illeciti (77 milioni di euro) accumulati da un sodalizio specializzato a compiere truffe ai danni dello Stato attraverso i bonus edilizi ed il reimpiego di crediti di imposta.

Le misure cautelari erano state notificate ad un gruppo capitanato da un consulente del lavoro di Battipaglia, in provincia di Salerno, Aniello Ianniello, di 41 anni e da una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine di Formia, Gianni Luglio, di 52 anni. Fu arrestato nell’ambito della storica operazione della Polizia di Stato “Formia connection” che smascherò un tentativo – acclarato poi da alcune sentenze passate in giudicato – di alcuni componenti della famiglia Bardellino di taglieggiare una cooperativa sociale incaricata dal Comune di Formia. Per ordine del Gip Domenico Di Croce erano finiti ai domiciliari a vario titolo per associazione a delinquere, truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e – come detto – auto riciclaggio anche due imprenditori utilizzati – secondo l’accusa – di teste di legno: si tratta del costruttore Amleto Fiammenghi di 49 anni, anch’egli originario di salernitano ma residente a Formia e cognato di Ianniello, e del commerciante Giancarlo Simeone, di 57 anni. Se quattro persone erano finite ai domiciliari, altre sette ricevettero l’obbligo di presentazione ogni giorno presso il gruppo di Formia della Guardia di Finanza. Erano stati perlopiù tecnici ed ingegneri che avrebbero asseverato interventi edilizi mai eseguiti. Le altre venti persone, indagate a piede libero, erano stati piccole imprese edili ma anche semplici e comuni cittadini (i loro presunti clienti) che venivano individuate tra Formia e la provincia di Salerno da Ianniello. Erano formalmente attive ma con scarsi mezzi finanziari e prive di strutture organizzative ma ugualmente in grado di essere considerati “funzionali” alla creazione di indebiti crediti d’imposta.

Secondo l’ipotesi investigativa avallate ora dalla dottoressa Fusco nella sua conclusione delle indagini preliminari, l’organizzazione a quel punto creava e commercializzava questi falsi crediti di imposta che, successivamente monetizzati, venivano ceduti ad ignari acquirenti estranei alla truffa, e quindi portati in compensazione con conseguente danno finale alle casse dello Stato. Gli ‘007’ del Colonnello Galluccio, attraverso controlli fiscali e accertamenti bancari e patrimoniali, erano riusciti a ricostruire il sodalizio criminale, che avrebbe adottato un modus operandi consolidato e comune alle 5 casistiche di crediti d’imposta fittizi generati da Bonus facciate, Bonus Ristrutturazione, Sisma Bonus, Ecobonus e Superbonus. Secondo sempre le Fiamme Gialle questa organizzazione, attraverso il portale dell’Agenzia delle Entrate, attestava l’esistenza di crediti d’imposta falsi, in alcuni casi anche con la compiacenza, retribuita, di alcuni proprietari degli immobili la cui disponibilità veniva compensata con bonifici variabili dagli 8 ai 10mila euro. Ma l’aspetto investigativo più significativo è che i crediti falsi venivano poi ceduti a soggetti e società compiacenti riconducibili allo stesso gruppo. In cambio ottenevano dall’Agenzia delle entrate l’attestazione della loro esigibilità. E secondo le stime per difetto degli investigatori la frode ha generato un danno all’Erario per oltre 79 milioni di euro. Il guadagno ottenuto dagli indagati è stato invece quantificato in circa 7 milioni di euro, soldi, in base a quanto ricostruito nelle laboriose indagini, reinvestiti sia in attività commerciali e nel mercato immobiliare di Formia (lo stesso Comune avrebbe potuto svolgere un’attività di vigilanza e controllo?) che nel gioco on-line ma anche trasferiti su conti correnti intestati a una società con sede in Inghilterra e riconducibile allo stesso Ianniello coinvolto o protagonista di questa delicatissima inchiesta grazie al suo rapporto familiare con il piccolo imprenditore edile Amleto Fiammenghi.

Complessivamente tra gli indagati ci sono rappresentanti in ascesa di una certa imprenditoria impegnata nel settore turistico-commerciale e – come detto – anonimi, compiacenti e retribuiti cittadini comuni, molti dei quali residenti nelle frazioni formiane di Maranola e Trivio. Ecco l’elenco: Ferdinando Cardillo, 56 anni di Formia; Michele Nardella, 69 anni di Formia; Gianna Sparagna, 46 anni di Formia; Bruno Cavallaro, di 57 anni di Serre (Salerno); Marco De Santis, di 44 anni di Priverno; Federico Funicelli, di 54 anni di Serre; Delio Nardella, 76 anni di Formia; Mattia Cannavale, 32 anni di Formia; Alfonso De Franchis, di 56 anni di Ventotene; Fabrizio Ricci, di 48 anni di Formia; Antonio Patalano, di 60 anni di Gaeta; Filippo Di Marco, di 42 anni di Latina; Enrico Giornalista, di 57 anni di Formia; Emanuela Maddalena, di 45 anni di Formia; Franca Mancini, di 62 anni di Formia; Riccardo Santonocito, di 35 anni di Formia; Roberta Flaminio, di 42 anni di Formia, Marica Cardillo, di 29 anni di Formia; Anna Clima, di 53 anni di Itri; Andrea Pappa, di 48 anni di Ventotene; Vincenzo Vastarelli, di 56 anni di Formia; Maria Civita Di Fazio, di 50 anni di Fondi; Simone Nardella, di 48 anni di Formia; Mario D’Ambrosca, di 73 anni di Casal di Principe; Giovanni Sparagna, di 45 anni di Formia; Massimo Simeone, di 51 anni di Baronissi (Salerno) e infine, di Carmine Funicelli, di 76 anni di Sezze.

In sede di richiesta il Pm Ricci aveva chiesto al Gip il carcere per Luglio, Ianniello e Simeone, i domiciliari per Michele Nardella, Gianna Sparagna e Fiammenghi, l’obbligo di dimora nel Comune di Formia di Ferdinando Cardillo e Cannavale; quello di presentazione alla polizia giudiziaria per Federico Funicelli, Cavallaro e De Santis. La Procura di Cassino, infine, aveva suggerito al Tribunale il divieto temporaneo di esercitare le rispettive attività professionali per gli ingegneri Delio Nardella ed Erasmo Picano.