LATINA – Non serve aumentare il canone idrico con il massimo consentito del 9% sino al 2029 per realizzare il piano degli investimenti previsto e per mettere in salvo i conti della società. C’è bisogno di altro, a cominciare da un miglioramento delle prestazione di incasso delle bollette e dalla riduzione del tasso di morosità “diventato ormai insostenibile”. A dirlo e a chiarirlo è il responsabile della segreteria tecnico operativa dell’Egato 4, Umberto Bernola, rispondendo all’amministratore delegato di Acqualatina Marco Lombardi che nei giorni scorsi aveva chiesto all’Arera, l’Autorità nazionale delle risorse idriche, di non ratificare l’aumento del solo 3,5% delle bollette idriche deciso il 2 dicembre scorso dalla conferenza dei sindaci.
Lombardi aveva denunciato il paventato disequilibrio finanziario dell’ente gestore che potrebbe arrivare a 16 milioni di euro già nel corso del 2025, salire sino a 50 milioni nel 2027 per poi scendere a 30 nel 2029. In più l’Ad aveva suggerito di ritoccare verso l’alto le tariffe idriche anche alla luce di “ulteriori complessità” – così le aveva definite – nel triennio 2024-2026 dovute a ritardi nella ricezione di fonti di finanziamento a fondo perduto come quelli del Piano nazionale di ripresa e di resilienza e dei contributi regionali. La decisione dell’assemblea dei sindaci del 2 dicembre viene ora difesa da Bernola, secondo il quale “la proposta tariffaria è stato il risultato di un lungo e complesso procedimento istruttorio che ha visto il coinvolgimento attivo del gestore in ogni fase”. “Il nuovo piano ha rappresentato la sintesi ottimale che cerca di bilanciare la sostenibilità della stessa tariffa e la salvaguardia dell’equilibrio economico della gestione in modo da recuperare i conguagli tariffari anche in presenza del significativo potenziamento del Programma degli Interventi. La proposta tariffaria approvata abbia attuato tutte le misure previste dalla regolazione per garantire la sostenibilità della gestione, le ulteriori richieste avanzate dalla società non sono state accolte perché avrebbero comportato conseguenze indesiderabili per gli utenti finali e per la regolazione in generale. L’accoglimento dell’istanza relativa agli extra costi di morosità (21 milioni presenti nell’istanza del Gestore) avrebbe comportato il riconoscimento di costi inefficienti. L’ipotesi di riconoscere incrementi tariffari più elevati nel primo triennio 2024-2026 (6% annuo anziché 3,5%) per attenuare le tensioni finanziarie aziendali sarebbe risultata distorsiva – osserva Bernola – dal punto di vista regolatorio, in quanto insostenibile da un punto di vista tariffario (al 2027 l’incremento accumulato avrebbe raggiunto il 19%, quasi il doppio rispetto al 10,8% approvato e non giustificata da reali necessità finanziarie di natura regolatoria”.
Per Bernola le tensioni finanziarie segnalate dalla Acqualatina dipendano esclusivamente da “una non corretta gestione aziendale dei flussi di cassa e pertanto dovrebbero essere affrontate e risolte mediante l’adozione di misure aziendali efficaci e non come invece chiede il gestore – è un altro attacco a Lombardi di cui si ipotizza da tempo la sua sostituzione nel ruolo mdi Ad dal nuovo socio di minoranza di Acqualatina, Italgas – Come? Riducendo il tasso di morosità che, peggiorato negli ultimi dieci anni, è diventato insostenibile rappresentando la principale causa delle tensioni finanziari che hanno portato ad allungare i tempi di pagamento dei fornitori e, di recente, all’insorgere di numerosi contenziosi per il recupero del credito vantato nei confronti del gestore che registra mancati incassi al 31 dicembre 2023 per
circa 162 milioni di euro”.
Bernola suggerisce all’Ad di rivedere il finanziamento sottoscritto nel 2007 con un istituto di credito irlandese “che pone molti vincoli alla gestione che non risultano essere ad oggi attuali rispetto alla vigente regolazione. In particolare prevede clausole contrattuali ormai datate, eccessivamente rigide ed onerose, peraltro definite prima dell’avvento di Arera che – come noto – garantisce certezza delle regole e stabilità, fattori questi che diminuiscono la rischiosità del settore e trovano il gradimento degli istituti di credito. E la proposta della segreteria tecnico operativa dell’Egat 4 è clamorosa. Si chiede di riassorbire il debito esistente e riprofilare un nuovo piano di rimborso adeguato allo sviluppo dei flussi di cassa Diversamente qualora la società lo ritenesse necessario si potrebbero attivare nuove linee di finanziamento revolving aggiuntive al finanziamento principale dai fondi PNRR in modo tale da annullare il ritardo incasso dei contributi pubblici”. O, in alternativa, attivare prestiti intercompany per “beneficiare di condizioni agevolate di rimborso del finanziamento che potrebbe avvenire a fine concessione. Si garantirebbe – ha aggiunto Bernola – una maggiore flessibilità rispetto ai piani di rimborso tradizionalmente richiesti dalle banche”.
Quelle che ha avanzato Bernola al socio pubblico e, soprattutto, all’Arera, le definisce “misure concrete e realistiche, già recentemente attuate da altre società del settore, per risolvere i persistenti problemi di carenza di flussi di cassa che da tempo condizionano la gestione. Queste criticità – e le tiene a sottolineare Bernola nella parte conclusiva della lettera a Morandi – sono del tutto indipendenti dalla disciplina tariffaria che, approvata dall’Arera, è stata applicata in questi anni in modo puntuale e rigoroso dalla segreteria dell’Egato 4”.