Acqualatina in crisi: rischio default senza un intervento urgente

LATINA – La decisione della conferenza dei sindaci dell’Egato 4 di ritoccare lo scorso 2 dicembre la tariffa idrica di Acqualatina soltanto del 3,5% – con effetto retroattivo al 2023 – rispetto al 9% richiesto, oltre a mettere in discussione il potenziamento e la manutenzione delle reti colabrodo e degli impianti, è una spada di Damocle per la sempre più preoccupante situazione economico-finanziaria di Acqualatina. E’ la preoccupante considerazione che l’amministratore delegato dell’ente gestore Marco Lombardi, ha inviato, oltre alla segreteria dell’Egato 4 e ai sindaci dei 38 comuni soci di maggioranza della società, all’Arera.

L’Autorità nazionale delle reti idriche ed elettriche a giorni deve ratificare o meno il ritocco del 3,5% delle bollette che potrebbe provocare – osserva l’Ad – un disequilibrio finanziario di 16 milioni di euro, un buco che potrebbe essere mediamente di 30 milioni sino al 2029 con il picco – ipotizza Lombardi – che potrebbe verificarsi nel 2027 con un disavanzo di circa 40-50 milioni di euro. Lombardi suggerisce di ritoccare verso l’alto l’aumento delle tariffe idriche anche alla luce di “ulteriori complessità” – così le definisce – nel triennio 2024-206 – dovute a ritardi nella ricezione di fonti di finanziamento a fondo perduto come quelli del Pnrr e dei contributi regionali. Gli investimenti previsti lungo le reti ammalorate potrebbero essere messi in discussione e, a causa di uno scenario tariffario incerto, “risulterà inevitabile il generarsi , sin da subito, di uno squilibrio di casa”.

Secondo l’amministrazione di Acqualatina ha provvisoriamente gestito queste criticità tramite la negoziazione con alcuni istituiti di credito di una tripla deroga al contratto di project financing in essere che permette di posticipare di sei mesi, al 30 giugno prossimo, l’interessi dei mutui accessi, di acquisire un’ulteriore linea di credito di 10 milioni acquisita il 24 dicembre prossimo per i prossimi 36 mesi e di edere il credito Iva 2024 per un massimo di 5 milioni di euro in occasione della dichiarazione di marzo 2025.

“È evidente che questa tripla deroga costituisce – ha ammesso Lombardi in una lettera inviata al presidente della Provincia e della conferenza dei sindaci dell’Egato 4 Gerardo Stefanelli – una misura che mitiga solo parzialmente e per pochissimi mesi la situazione di disequilibrio. Infatti, il mancato rispetto dell’Adscr, l’indicatore che esprime il rapporto tra il flusso di cassa per un certo anno e il servizio del debito totale dello stesso anno, si manifesterà nuovamente già nel primo semestre 2025, mentre la progressiva restituzione della citata linea di emergenza da 10 milioni di euro entro il 31 dicembre 2027 farà sì che al termine di tale anno il fabbisogno sia ancora di 38-43milioni e si protrarrà anche negli anni successivi, a meno dell’adozione di una o più misure di riequilibrio strutturale”.

E il dottor Lombardi le anticipa, suggerendole all’Arera, Si tratta dell’acquisizione di ulteriori linee di credito; la riduzione degli investimenti; l’incremento della tariffa; l’apporto di risorse finanziarie da parte dei Soci. Insomma dei comuni che, già con la canna del gas, dovrebbe chiedere ai propri cittadini di contribuire a salvare Acqualatina. In merito a queste diverse alternative, l’amministratore Lombardi appare molto scettico come quando evidenzia che “l’acquisizione di ulteriori linee di credito risulta di difficile implementazione in quanto lo squilibrio permane sino a tutto il 2029 (anno in cui il fabbisogno integrativo è compreso tra 27 e 32 milioni di euro), considerando anche la prossima scadenza della concessione nel 2032 – ha osservato – La leva degli investimenti è insufficiente per ripristinare l’equilibrio finanziario, a meno di non ridurlo con il mero completamento delle opere contribuite, alla manutenzione periodica degli
impianti ed alla progressiva sostituzione dei contatori, prevista obbligatoriamente dalle norme di settore. Ciò equivale a dire che non sarebbero realizzati tutti gli interventi finalizzati alla digitalizzazione – finalizzata a garantire la tutela della risorsa idrica – ed all’efficientamento energetico, inclusa la sostituzione delle condotte idriche, determinando la risalita delle perdite e conseguentemente dei consumi energetici, che pesano per il 21% della tariffa, peggiorando il livello di interruzioni del servizio fino a compromettere la continuità del servizio. Sarebbero parimenti tagliati gli investimenti finalizzati all’allacciamento dei nuclei abitativi non serviti da fognatura e non sarebbero adeguati e potenziati conseguentemente gli impianti di depurazione”.

Questa lettera shock di Marco Lombardi termina con una drastica duplice opzione: “La leva tariffaria, ancorché utilizzata in ritardo e anche grazie alla linea di “credito di emergenza” già ottenuta, rimane il principale strumento di riequilibrio finanziario. In assenza del contributo tariffario l’unica leva disponibile rimane pertanto l’apporto di risorse finanziarie da parte dei Soci”. Tradotto per salvare Acqualatina da un non impossibile default – osserva il suo amministratore – serve l’apporto dei suoi contribuenti e dei 38 comuni aderenti. Quella scritta da Lombardi è una lettera che sinora nessun socio pubblico ha “osato” diffondere. Si è entrati in una stagione delle vacche magre. L’ente gestore dal giorno in cui è diventato operativo – il 2 agosto 2002, al 31 dicembre ha realizzato circa 378 milioni di euro di investimenti, che, “considerando la numerosità della popolazione servita (circa 600.000 abitanti residenti, cui si aggiungono circa 230.000 “fluttuanti”), corrispondono a 29 euro per abitante l’anno.

“L’investimento pro-capite annuo, evidentemente inferiore ai valori ritenuti mediamente necessari a garantire adeguati livelli di adeguatezza delle infrastrutture, ha conseguentemente determinato – ha ammesso Lombardi – un deficit di manutenzioni delle reti e degli impianti gestiti, che risultano oggi caratterizzati da una considerevole vetustà e conseguenti insoddisfacenti livelli di performance di qualità tecnica. L’impatto più evidente si rileva infatti nel posizionamento dei Macro-indicatori che identificano il servizio di acquedotto, nelle classi di appartenenza definite dalla Regolazione della Qualità Tecnica cui fa seguito, seppur in misura minore, l’adeguatezza del sistema fognario”.

Acqualatina prima della conferenza dei sindaci del 2 dicembre 2024 pensava di realizzare nel periodo 2024-2029 investimenti per 311 milioni di euro ma “questa previsione era basata su un incremento tariffario medio del 9% sul primo triennio ed una stabilizzazione del tariffa dal 2027 al 2029. La politica ha deciso di applicare “soltanto” del 3,5” l’aumento della tariffa idrica per il sessennio 2024-2029. E’ stata avviata un’interlocuzione con l’Arera – conclude Lombardi nella stessa lettera – per individuare una soluzione “mediana” tra l’incremento tariffario del 9% ed il 3,5% e “noi siano costretti ad elaborare un piano di investimenti limitato agli interventi ritenuti i minimi indispensabili per garantire sia la conformità degli impianti ai requisiti normativi, sia il conseguimento degli obiettivi minimi di qualità tecnica, senza tuttavia raggiungere livelli di eccellenza a fine periodo”.

Nella polemica si è inserito il presidente uscente dell’Otuc – l’organismo che raggruppa le associazioni dei consumatori di Acqualatina – chiama in causa, responsabilizzandoli, i comuni. Il professor Antonio Villano li accusa di cecità omissiva: “Potrebbero chiedere al gestore quanti milioni ha tirato fuori per finanziare gli investimenti oppure potrebbero gestore i milioni di euro ha speso dal 2017 al 2024 per la riduzione della dispersione idrica. Ci chiediamo dove sono finiti visto che, a distanza di 8 anni, la dispersione idrica addirittura è aumentata passando dal 70 al 75 %. Un’inchiesta sarebbe inevitabile”.