Formia / Malato di tumore, supera il limite di malattia: licenziato dopo 20 anni di lavoro

FORMIA – Incroceranno le braccia oggi pomeriggio, dalle 16 alle 18, i lavoratori dipendenti del negozio Cisalfa. Lo faranno, unitamente allo svolgimento di un sit in nei pressi del centro commerciale Itaca di Formia, per protestare contro la decisione, “gravissima” adottata dalla gestione formiana di “Cisalfa” nei confronti di un commesso di 62 anni.

Giuseppe – il nome è di fantasia naturalmente – è stato licenziato nei giorni scorsi per superamento del limite massimo di assenze per malattie che da contratto sono 180 giorni ogni anno. Giuseppe è da oltre vent’anni una delle apprezzate colonne del negozio sportivo ubicato al centro commerciale Itaca ma da tempo la sua vita e quella della famiglia sono cambiate per una forma tumorale che l’ha colpito, una patologia che nel provvedimento di licenziamento non viene menzionato. Giuseppe non si è perso d’animo ricordandosi che del negozio formiano è il rappresentante sindacale della Filcams Cgil che naturalmente ha contestato in sede extragiudiziale il licenziamento ed in attesa di conoscere la replica dell’azienda.

E’ scontato il ricorso al Tribunale del lavoro di Cassino per chiedere la reintegra del dipendente. La sua colpa? A causa del tumore diagnostico ha superato il limite dei giorni disponibili per i certificati di malattia. Il motivo? Questo limite non si può e non si deve applicare ai malati oncologici, i quali altrimenti sarebbero palesemente discriminati rispetto ai malati “normali”, visto il tempo richiesto dalle cure specifiche e quello di ripresa.

A preannunciare bagarre è il segretario generale interprovinciale di Latina e Frosinone della Filcams Cgil, Luca De Zolt: “Siamo davanti al licenziamento di un rappresentante sindacale dei lavoratori del negozio e sono state utilizzate motivazioni non calzanti per la vicenda specifica. Oltre tutto mandare a casa un dipendente con una patologia di quel tipo è ancora più grave. L’obiettivo del sit in di sabato sera – ha commentato il sindacalista – è quello di sensibilizzare gli altri lavoratori e far conoscere anche agli avventori del centro la vicenda che riguarda sì la tutela di un singolo ma in generale riguarda i diritti di tutti noi, il diritto di potersi curare con le garanzie dello stato sociale previste nei contratti. E’ una questione più generale”.