GAETA – Il ricorso alle carte bollate decreterà nelle prossime settimane se il consiglio comunale di Gaeta di mercoledì è stata una seduta meritevole dell’abusato aggettivo di “storica” per la maggioranza Leccese o, in caso contrario, rappresenterà l’inizio di un incubo che potrebbe conoscere pesanti risvolti di natura penale, amministrativa e erariale. Erano le 18.37 quando il presidente d’aula Davide Speringo ha fatto passare i titoli di coda su una seduta che, dopo quella del 24 agosto, potrebbe contribuire a far voltare pagina, dopo decenni, alla gestione della principale risorsa economica di Gaeta: il turismo balneare.
Il consiglio, alla sua conclusione, ha approvato otto progetti di finanza con cui altrettanti imprenditori hanno deciso – secondo quanto prevede il nuovo Codice degli Appalti – la scalata agli stabilimenti balneari Oriente, La Perla, Sirio, Viareggio, Luna Rossa, Serapide, Lido Lido per quanto riguarda il litorale di Serapo e Ariana nell’omonima spiaggia. La lista iniziale comprendeva anche un nono stabilimento balneare di Serapo , il Cab, ma, al termine di uno dei tanti ed inutili “Pit stop” che ha caratterizzato lo svolgimento dei lavori consiliari, il sindaco Cristian Leccese – sorridente ma comprensibilmente preoccupato per l’importanza delle decisioni assunte – ha annunciato il ritiro del punto (il quinto) che lo riguardava. Ufficialmente per il ricorso presentato al Tar (e notificato al Comune di Gaeta e ai 17 consiglieri comunali nella serata di martedì) da un luminare del diritto amministrativo della Basilicata, l’avvocato Andrea De Bonis, che ha aveva impugnato la decisione del contestatissimo dirigente del settore urbanistica (da parte delle minoranze di centro sinistra) Pietro D’Orazio di sospendere (e non di accogliere o respingere) la proposta di progetto di finanza presentata dal Cab. Il Tar si pronuncerà nell’udienza fissata per il prossimo 11 marzo. Leccese ha dichiarato che l’iniziativa di Gianluca Rossetti merita un “approfondimento legale” ma il ritiro dell’argomento è stato il momento più teso della seduta per una palese insofferenza cresciuta col passare delle ore.
Il sindaco, in qualità di assessore al demanio, nel suo intervento introduttivo ed in quello conclusivo ha provocato ad indossare i panni del pompiere e dello psicologo con il chiaro intervento di anestetizzare la sua già silente ed inerme maggioranza: nessuna speculazione economica è prevista all’orizzonte, ci sono alcune società (di recente costituzione) che chiedono di gestire per i prossimi 20 anni gli storici stabilimento balneari della città ed in cambio della concessione demaniale sono intenzionati a realizzare interventi di rigenerazione urbana, di riqualificazione ambientale e “a darci una mano per potenziare il patrimonio scolastico”.
Leccese sa da tempo che la decisione di perseguire l’opzione dei progetti di finanza è nel mirino dell’Agcm, l’Autorità di garanzia per la concorrenza ed il mercato che chiede invece l’applicazione della direttiva comunitaria ( il deputato europeo olandese Frits Bolkstein che gli ha dato il suo nome era deceduto alcune ore prima…) in base alla quale le concessioni demaniali per le attività turistico ricreative devono costituire una vera e propria gara d’appalto.
E invece il sindaco di Gaeta ha invocato l’esistenza in Italia di una “confusione giurisprudenziale e normativa” e “poiché un’amministrazione pubblica deve pronunciarsi sull’interesse pubblico, siamo convinti dell’applicazione del parteniarato privato per la quale l’Agcm nelle varie interlocuzioni istituzionali – ha concluso Leccese prima del voto finale – ci ha fatto i complimenti perché le soluzioni presentate e vagliate dagli uffici garantiscono sia il comune che la tradizione e la storicità dell’imprenditoria del settore”.
Che il consiglio comunale di Gaeta abbia scritto mercoledì un De Profundiis per questo importantissimo segmento dell’economia cittadina l’ha ribadito il capogruppo del Partito Democratico Emiliano Scinicarielo. Ha letto un documento che, redatto a sei mani con gli altri due consiglieri comunali di opposizione Franco De Angelis e Sabina Mitrano, si è rivelato una valanga di veleno e di censure sull’operato dell’amministrazione Leccese e del “soggetto celestiale” (chiaro il riferimento al consigliere regionale di Forza Italia, l’ex sindaco Cosimino Mitrano) che tenta di sostenerla. “Siamo fortunati ad avere un sindaco – ha esordito Scinicariello leggendo e commentando un documento articolato lungo otto cartelle – che non ha capito la gravità delle dichiarazioni fatte in questo luogo. Le concessioni demaniali andavano messe all’asta ed il governo di centrodestra a settembre aveva offerto una scialuppa di salvataggio ai Comuni prorogandole sino all’autunno 2027 in attesa delle gare pubbliche. Cosa ne desumiamo, ora? Che il Consiglio Comunale è chiamato a votare… cosa? Non si sa, poiché l’elemento dirimente per la valutazione di questi progetti è, come più volte citato, il pubblico interesse, che però è già stato individuato dall’Organo Gestionale, cioè il Dirigente Pietro D’Orazio, peraltro con motivazioni ritenute, non solo da noi, ma anche da Agcm, generiche e di rito. Tutto ciò, quando invece la competenza al riconoscimento del pubblico interesse, come già segnalato dal Consigliere De Angelis con una nota inviata lo scorso luglio allo stesso dirigente D’Orazio sarebbe in capo alla Giunta Comunale. Pur prescindendo dalla questione relativa alla competenza dell’organo chiamato a dichiarare il pubblico interesse, sia esso la Giunta o il Consiglio, anche il Consiglio Comunale, oggi come il 24 agosto scorso, è chiamato unicamente a ratificare – è stato un altro attacco delle minoranze consiliari – una decisione assunta da un organo tecnico, cioè il dirigente, venendo meno al proprio potere/dovere di compiere una valutazione di ordine politico, assumendosi però in toto le responsabilità che conseguono al voto. Vogliamo rendere plastico il concetto. Per quale motivo, ad esempio, tra più proposte di progetto di finanza riferite alla medesima particella demaniale, tutte ritenute proceduralmente ammissibili dal Dirigente, cioè non escluse, una sola fra queste viene sottoposta all’attenzione di questo Consiglio Comunale, non specificando quale interesse pubblico diverga dall’altro? È evidente che la scelta dirimente sia stata effettuata fuori dal Consiglio Comunale, che svolge pertanto solo funzione anonima di “passacarte”.
Ancora Scinicariello, mentre i consiglieri di maggioranza avevano lo sguardo fisso nel vuoto: “Non abbiamo mai condiviso la scelta dell’Amministrazione Comunale di sottrarre l’argomento delle “concessioni demaniali” ai fini turistico-ricreativi a bandi aperti e trasparenti, rispettosi del principio della piena concorrenza. Abbiamo ritenuto falsi ed ipocriti – ha detto testualmente il capogruppo Dem – i numerosi richiami di questa maggioranza alla tutela del settore dei “balneari” e dell’imprenditoria locale. Falsi ed ipocriti, proprio così. Perché i fatti stanno progressivamente dimostrando che l’imprenditoria locale operante nel settore balneare – intesa nel suo complesso (non, quindi, un imprenditore piuttosto che un altro) – non è stata affatto tutelata. Anzi, una parte di essa rischia seriamente di sparire, al di là dei propri meriti o demeriti in un meccanismo selettivo che nulla ha di concorrenziale. Forse il dialogo con le minoranze consiliari ed un dibattito aperto in città, nell’interesse di tutti, cittadini ed imprenditori, avrebbe aiutato ad evitare tutto ciò. Così come l’accettazione dei bandi di gara come strumento selettivo avrebbe consentito di portare le proroghe al 2027 ed evitare possibili situazioni di “vuoto concessorio” e, con esse, il rischio di potenziali problemi per la sicurezza e l’ordine pubblico. Invece, si è preferito trovare strade discutibili, dannose e che con ogni probabilità esporranno l’Ente Comunale a ricorsi e possibili risarcimenti, e di questo ne stiamo già avendo prova, con il primo ricorso di cui ogni Consigliere Comunale è stato notiziato a mezzo PEC appena ieri”.
L’ultimo affondo, com’è avvenuto al termine del consiglio comunale di agosto quando furono approvati i primi cinque progetti di finanza, Scinicariello, spalleggiato dal consigliere De Angelis, l’ha rivolto al sindaco di Gaeta e alla sua maggioranza: “Con il voto di oggi mercoledì è caduto il velo della vostra ipocrisia, qualsiasi cosa accada sull’argomento ne sarete inequivocabilmente responsabili. Alla luce di tutte le considerazioni fatte, prioritariamente di ordine politico, ma anche amministrativo e normativo, riteniamo che la strada seguita dall’Amministrazione Comunale sia del tutto sbagliata, per via della mancata pianificazione e del mancato coinvolgimento della Città e delle parti sociali, e rischi di esporre l’Ente comunale a contenziosi che potrebbero avere ricadute di tipo erariale”.
Questo documento ha avuto il carattere dell’elettroshock per la silenziosa maggioranza nelle cui fila si sono registrate quattro assenze (quelle dei consiglieri Marco Di Vasta, Pompeo Costabile, Paola Guglietta e Pina Rosato). A tentare di scuoterla da un sonno preoccupante è stato, al termine di una sospensione durata per l’intero pomeriggio, l’ex sindaco e consigliere comunale di Forza Italia Massimo Magliozzi. Il suo pilotato sermone verbale (favorito non dall’intelligenza artificiale ma dall’immancabile telefonino cellulare) avrebbe meritato il pagamento del biglietto al botteghino. Ha definito “Comunisti!” i consiglieri De Angelis e Scinicariello che, intelligenti e attenti a non cadere nella trappola della provocazione ordita da qualche bar della città, hanno risposto con il sorriso sulle labbra. Il primo si è detto “orgoglioso” dell’invettiva del “Capitano”, il secondo gli ha chiesto di chiudere l’intervento “Perché si è fatto tardi, abbiamo fame e a casa ci aspettano i nostri bambini”. Risate.
Le prossime settimane dovranno dire chi ha avuto ragione in consiglio. Ha approvato (con la democristiana astensione del presidente d’aula Davide Speringo perché anch’egli titolare delle mini concessioni balneari) 8 progetti di finanza che sono stati asseverati “quasi tutti” dal solito studio commercialista di Roma per quanto riguarda il piano finanziario e redatti dall’infaticabile studio di ingegneria di Gaeta. Eppure l’ex sindaco Magliozzi era insoddisfatto per queste informazioni ricevute: “Potevate dirci qualcosa di concreto” si è rivolto ai consiglieri Scinicariello e De Angelis che, per non lasciare tracce su questo “obbrobrio” hanno deciso di non votare: “Se fossimo nei nove consiglieri di maggioranza che hanno votato – hanno commentato – questa notte non dormiremmo tranquilli”. Eh già.