CORI – Dopo anni di indagini, sequestri e udienze, il processo sulla presunta lottizzazione abusiva in zona Collina degli Ulivi, a Cori, si chiude con un nulla di fatto. L’ex sindaco Tommaso Conti, insieme agli altri imputati, esce di scena senza una sentenza di colpevolezza o assoluzione.
La vicenda risale al 2019, quando il sostituto procuratore di Latina, Giuseppe Miliano, ottenne il processo immediato per cinque persone coinvolte nella realizzazione di opere immobiliari nella zona interessata. Sul banco degli imputati, oltre a Conti, c’erano Vincenza Ballerini, all’epoca dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune, i proprietari degli immobili Antonino e Giancarlo Nardocci e il responsabile del progetto Pietro Carucci. Le accuse? Lottizzazione abusiva, falso e abuso d’ufficio. Quest’ultima contestazione, però, è venuta meno con l’abolizione del reato da parte del Governo Meloni.
Nel corso del procedimento, nel 2018, su richiesta della Procura, il Nipaf della Forestale sequestrò 18 lotti, ma successivamente il Tribunale del Riesame ne dissequestrò 16, confermando comunque l’impianto accusatorio. A seguito delle indagini e delle conseguenze giudiziarie, la dirigente Ballerini rassegnò le dimissioni, mentre il suo successore emanò un’ordinanza di demolizione delle costruzioni ritenute abusive. Ordinanza che, nel 2021, fu annullata dal TAR di Latina su ricorso dei Nardocci, difesi dall’avvocato Michela Scafetta.
Le dichiarazioni dell’ex sindaco
Il processo, tra ricorsi e colpi di scena, si è protratto fino al maggio 2024, quando in aula è stato chiamato a testimoniare proprio Tommaso Conti. L’ex sindaco ha ricostruito i rapporti con il principale accusatore, l’ingegnere Luca Cerbara, all’epoca responsabile dell’urbanistica del Comune. Conti ha sostenuto che inizialmente non aveva motivi per dubitare di lui, ma che col tempo la fiducia venne meno. La svolta avvenne quando il sindaco venne a sapere che Cerbara si era interessato all’acquisto di un lotto proprio nella lottizzazione oggetto dell’inchiesta.
“Mi sembrò equivoco – ha spiegato Conti in aula – che un responsabile dell’Ufficio Tecnico si interessasse all’acquisto di un lotto presso una lottizzazione da lui stesso approntata e su cui avrebbe dovuto rilasciare i permessi a costruire”.
A seguito di questa circostanza, la Giunta adottò una delibera che riorganizzava le competenze tecniche del Comune, ridistribuendo le deleghe di Cerbara anche a favore della dirigente Ballerini. Una decisione che, secondo Conti, innescò una serie di tensioni e ritorsioni amministrative da parte dell’ingegnere, tra cui l’omissione di una nota regionale che, se presa in considerazione, avrebbe potuto cambiare l’esito della vicenda.
Un epilogo senza vincitori
Dopo anni di dibattimento, il 2024 ha segnato la chiusura definitiva del processo con la prescrizione dei reati contestati. Lo stesso pubblico ministero Giuseppe Bontempo, dinanzi ai giudici Nadile, Villani e Romano, ha riconosciuto l’intervenuta prescrizione per lottizzazione abusiva e falso, oltre al non doversi procedere per abuso d’ufficio, ormai depenalizzato.
Gli avvocati difensori, tra cui Scafetta, Malinconico, De Simone, Bucciarelli e Mastronardi, avevano chiesto un’assoluzione nel merito per i propri assistiti, ma la giustizia si è fermata prima di un verdetto chiaro.