LATINA – Dietro ogni corsia immacolata, ogni sala d’attesa sanificata e ogni reparto pronto ad accogliere pazienti, ci sono loro: 250 lavoratori delle pulizie e sanificazione, essenziali eppure spesso invisibili. Oggi, però, quei lavoratori fanno rumore. Sono in stato di agitazione. Non per protesta, ma per sopravvivenza. Lo stipendio di gennaio non è arrivato, e a febbraio la situazione rischia di essere ancora più nera.
«Non possiamo garantire la liquidazione degli stipendi di gennaio 2025» – è quanto comunicato dall’azienda RTI, che gestisce i servizi di pulizia presso le strutture ospedaliere di tutta la provincia di Latina. La motivazione? Mancati pagamenti da parte della ASL di Latina a partire da agosto 2024.
A raccontare questa situazione insostenibile è Simona Rossi Querin, Vice Segretaria Generale del Sindacato CLAS: «Non c’è alcuna giustificazione valida per non pagare i lavoratori. Sono loro che ogni giorno garantiscono la pulizia e la sanificazione degli ospedali, un servizio essenziale per la salute pubblica. Senza di loro, il sistema rischia di crollare».
È come un domino che minaccia di cadere, e a farne le spese sono sempre gli stessi: i più deboli, quelli che non si vedono, quelli che lavorano sodo senza mai finire sotto i riflettori. Ma se il loro lavoro si fermasse, ce ne accorgeremmo subito.
Davide Favero, Segretario Generale del Sindacato CLAS, non usa mezzi termini: «Garantire il reddito di questi lavoratori vuol dire garantire la salute di tutti noi. Il loro lavoro è indispensabile, e invece di pensare a possibili riduzioni, bisognerebbe investire di più, riconoscendo finalmente il giusto valore al loro impegno».
La situazione è delicata. Da un lato, l’ASL sembra bloccata da ritardi amministrativi che nessuno spiega davvero; dall’altro, c’è un’intera categoria di lavoratori sospesa nel vuoto, senza certezze sul futuro. Nel mezzo, ci siamo tutti noi, che ogni giorno entriamo negli ospedali dando per scontato che siano luoghi sicuri, puliti e sanificati.
E allora forse è arrivato il momento di dare a questi lavoratori la visibilità e il rispetto che meritano. Perché non si può continuare a chiedere sacrifici senza offrire in cambio nemmeno la dignità di uno stipendio puntuale. Non possiamo permetterci di voltare lo sguardo. Non questa volta.