VENTOTENE – E’ un dibattito che non scalda quello della funivia a Ventotene. Martedì pomeriggio, dopo un sopralluogo all’ex carcere di Santo Stefano il commissario di Governo Giovanni Maria Macioce ha organizzato un incontro pubblico lampo nel ristorante di Pietro Pennacchio per incontrare i ventotenesi.
Due i motivi: a Roma la sala della biblioteca nazionale era piena ma gli isolani arrivati dall’isola avevano interessi diretti, in quanto consiglieri comunali, o perché titolari di attività che di turismo vivono. Per questo Macioce ha deciso di riprovarci, aspettando che il sindaco Carmine Caputo accolga la richiesta di convocare un consiglio comunale sull’argomento, per sondare cosa pensano i ventotenesi. La risposta, complice la stagione, non è stata quella delle grandi occasioni. La sensazione è che i numeri evocati dal commissario Macioce – 40mila turisti l’anno da far arrivare a Santo Stefano via cavo – facciano gola ai titolari di ristoranti e alberghi. Al momento l’unica voce contraria, anche se a distanza, resta quella del sindaco Carmine Caputo.
«La posizione dell’Amministrazione è sempre stata unica e fattibile come rappresentata nella propria deliberazione consiliare, e, rispetto lo scoop della funivia, rimane molto critica e scettica considerando i risultati dei precedenti scoop presentati – commenta il primo cittadino riferendosi ai progetti per l’approdo e per il lotto funzionale – Spiace la perdita di tempo e risorse impiegate oltre che inutili dibattiti creati forse solo per creare scontri e contrasti, ovvero fungere da opere di distrazione di massa».
Tra quelli che hanno preso la parola l’altro pomeriggio vale la pena di citare Salvatore Schiano, anche lui direttamente interessato perché è la guida che da anni porta i turisti a visitare Santo Stefano. Lui che conosce benissimo la situazione e si è limitato a dire che con una barca adeguata lo sbarco sull’isolotto potrebbe essere più sicuro di quanto non sia oggi e ha ricordato che il Comune sta cercando di far rivedere i vincoli della riserva marina perché come sono oggi non garantiscono neppure la possibilità di far fare ai turisti il periplo dell’isolotto, se l’iter avesse successo si potrebbe tornare alla carica per un approdo più sicuro (visto che ad oggi il progetto è stato bocciato per i vincoli ambientali).
Perché la vera incognita per la funivia resta quella di una bocciatura legata all’impatto ambientale dei due piloni da 40 metri a cui ancorare i cavi sulle due isole. Se ne saprà di più solo quando sarà pronto il progetto di fattibilità e i ministeri di Ambiente e Cultura avranno detto la loro. L’altra soluzione prospettata, quella del lotto funzionale per realizzare un museo all’ex cittadella confinaria, per il commissario è ormai superata visto che il Comune insiste che lì si faranno campi da padel e da calcetto. Il rischio però è che si arrivi a una sorta di “all in” per dirla con il poker, da parte del commissario: se la funivia sarà bocciata il rischio che il progetto del museo all’ex carcere vada a remengo e i fondi stanziati dal Governo per Santo Stefano dirottati altrove.