Latina / Scandalo Karibu: tra accuse, verità sospese e un processo ancora tutto da scrivere

LATINA – Lo scandalo della Cooperativa Karibu resta una vicenda dai contorni ancora fumosi, che si riaccende oggi nelle aule del Tribunale di Latina. È passato un tempo lungo sette mesi dall’ultima udienza, in cui tutto si era fermato, come una pellicola inceppata al momento cruciale. Da oggi, però, si ricomincia. O almeno, si spera.

Le due inchieste condotte dalla Guardia di Finanza sono state riunite in un unico procedimento, intrecciando accuse pesanti: evasione fiscale, bancarotta, riciclaggio e frode in pubbliche forniture. Accuse che, se confermate, getterebbero un’ombra ancora più scura sul sistema dell’accoglienza, trasformandolo in un labirinto di interessi personali e fondi pubblici svaniti nel nulla.

In aula ci saranno volti già noti: Marie Terese Mukamitsindo, amministratrice della Cooperativa Karibu; Michael Rukundo; Liliane Murekatete, moglie del deputato Aboubakar Soumahoro. Tutti difesi dagli avvocati Francesca Roccato e Lorenzo Borrè. Accanto a loro, una lunga lista di parti civili: la Uiltucs, 19 lavoratori che reclamano stipendi arretrati, diversi comuni della provincia di Latina, il Ministero degli Interni, il Codacons e altri enti danneggiati.

Il processo si era fermato lo scorso luglio a causa dell’astensione delle Camere penali, rimandando tutto a oggi. Un ritardo che ha lasciato in sospeso molte domande. Ma soprattutto, ha lasciato in sospeso quei lavoratori che per mesi hanno aspettato di essere pagati, denunciando stipendi arretrati di un anno intero. È stato proprio il coraggio di alcuni di loro a scoperchiare il vaso di Pandora, portando le loro storie all’Ispettorato del Lavoro di Latina.

E qui è iniziato tutto. Le Fiamme Gialle hanno scavato a fondo, scoprendo un presunto sistema di appropriazione indebita dei fondi destinati all’assistenza dei migranti e dei richiedenti asilo. Fondi che dovevano garantire un tetto, pasti caldi e assistenza a chi non aveva nulla, ma che sarebbero finiti altrove, utilizzati per spese personali, secondo l’accusa. Una doccia fredda per il sistema dell’accoglienza, già fragile, che ora si trova al centro di un’inchiesta dagli esiti ancora incerti.

C’è poi un altro filone dell’inchiesta, quello dove Liliane Murekatete si ritrova dall’altra parte: da imputata a parte offesa. Sostiene di essere vittima di firme false apposte su alcuni verbali delle assemblee della cooperativa. La Procura ha chiesto l’archiviazione, non ravvisando elementi sufficienti per procedere. Ma lei non ci sta, impugna la richiesta e chiede che tutto venga riesaminato. Vuole una perizia grafica, vuole gli originali di quei verbali.

Oggi, dunque, il Tribunale di Latina sarà ancora una volta il teatro di questa intricata vicenda, un mosaico in cui è difficile distinguere i colpevoli dalle vittime. Forse ne sapremo di più, forse no. Per ora ci restano solo le domande.

Riusciranno quelle voci, spesso inascoltate, a ottenere giustizia? Chi pagherà per tutto questo? E soprattutto, è possibile rimettere insieme i pezzi di un sistema nato per accogliere e che rischia di diventare sinonimo di sprechi e scandali?

Oggi il sipario si riapre. Ma il finale di questa storia è ancora tutto da scrivere.