APRILIA – Nuovo capitolo dell’inchiesta Mafia Apriliana. Oggi, 12 febbraio 2025, l’operazione che ha coinvolto le città di Latina, Aprilia, Torino, Siracusa, Salerno e Lecce ha portato a un altro importante sviluppo nell’inchiesta Assedio. I Carabinieri del Reparto Territoriale di Aprilia, insieme alla DIA di Roma e a numerosi altri comandi territoriali, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare che ha colpito 8 persone: 6 finiti in carcere e 2 agli arresti domiciliari.
Custodia cautelare in carcere per Patrizio Forniti 52 anni, Luca De Luca 68 anni, Marco Antolini 56 anni, Luigi e Antonio Morra 65 e 37 anni, Nabil Salami 36 anni mentre due persone sono agli arresti domiciliari: Giuseppe Carannante 61 anni e Andrea Sultan Mohamed 39 anni.
Questi individui sono gravemente indiziati di far parte di un’associazione mafiosa e di essere coinvolti in reati che vanno dall’estorsione alla detenzione illegale di armi, passando per l’intestazione fittizia di imprese. Un quadro criminale complesso che si dipana tra Aprilia e Latina, ma che, come vedremo, si estende ben oltre i confini locali.
L’inchiesta Assedio: radici e sviluppi
L’indagine, che ha preso piede tra il 2021 e il 2024 sotto la guida della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, è la continuazione di attività investigative precedenti, culminate nell’operazione del 3 luglio 2024 che ha portato alla nomina di un Commissario Prefettizio per il Comune di Aprilia. La commissione d’indagine, intanto, sta ancora valutando i possibili condizionamenti mafiosi sulla politica locale.
Le evidenze raccolte nel corso dell’inchiesta indicano chiaramente l’esistenza di un’associazione mafiosa attiva nelle aree di Aprilia e Latina, con un operato che sembra non aver conosciuto sosta. L’elemento di spicco emerso è il coinvolgimento del clan di Patrizio Forniti, latitante e probabilmente al vertice di una rete criminale che ha agito in modo sistematico e organizzato.
Il caso Tesei e gli intrecci tra mafia e imprenditoria
Un episodio emblematico di come la criminalità infiltrasse il tessuto economico locale è il caso dell’azienda Tesei Srl, operante nel settore dei trasporti. Nel gennaio 2020, l’impresa fu vittima di un attentato: una bomba a mano fu piazzata davanti al cancello della sede. L’imprenditore Umberto Tesei, terrorizzato, si rivolse al clan di Forniti per protezione. Come raccontato nell’indagine, dopo l’attentato, il boss rassicurò Tesei, facendogli sapere che il responsabile dell’attacco era stato già individuato e che lui stesso era considerato un uomo “benvoluto” sia dal clan che da certi ambienti politici.
Tesei, in segno di riconoscenza, avrebbe versato una somma di denaro a Luca De Luca, uno dei membri della cosca, per sostenere le spese legali di Patrizio Forniti. Questo episodio non solo mostra la spietatezza della criminalità, ma anche come il clan fosse radicato nei meccanismi economici e sociali locali.
Un clan che si reinventa: aziende e profitti illeciti
Ma l’operazione non si è fermata al caso Tesei. Un altro aspetto emerso dalle indagini è l’uso di società fittizie per nascondere i profitti illeciti. Due aziende, che operano nel settore della ristorazione e della plastica, avevano infatti la facciata pulita di essere intestate a prestanome, ma i veri proprietari erano i membri del clan Forniti. Le autorità hanno sequestrato queste società, con l’intento di procedere alla confisca e impedire ulteriori infiltrazioni nel mondo dell’imprenditoria legale.
Inoltre, una parte dei guadagni illeciti veniva reinvestita nel finanziamento delle difese legali dei membri del clan già colpiti da provvedimenti giudiziari. Un esempio perfetto di come la criminalità non si limiti a pratiche violente, ma si strutturi e si interfacci anche con la parte “pulita” della società.
L’organizzazione del clan: tra mafia e ‘ndrangheta
Alla guida del clan c’era Patrizio Forniti, un uomo contiguo a una cosca di ‘ndrangheta della Calabria, le cui radici si collegano ai gruppi De Stefano e Araniti di Reggio Calabria. Questi legami con la ‘ndrangheta conferiscono alla cosca di Forniti una potenza maggiore, amplificando la sua capacità di infiltrarsi in vari settori della società. L’arresto di numerosi sodali del clan, già in carcere, è la dimostrazione di come le forze dell’ordine stiano colpendo duramente l’organizzazione mafiosa.