FORMIA – La rissa che ha vivacizzato lo svolgimento del Veglione 2025 presso l’Hotel Bajamar di Formia è approdata anche davanti al Tar. Con un provvedimento monocratico il presidente della sezione di Latina del Tribunale amministrativo regionale, Riccardo Savoia, ha respinto il ricorso presentato il 3 febbraio dalla proprietà della struttura ricettiva contro il decreto del Questore Fausto Vinci con cui era stato istituito il divieto, della durata di quindici giorni, di somministrazione di alimenti e bevande ai clienti esterni all’albergo. Questo divieto, figlio delle indagini dei Carabinieri e degli accertamenti dello stesso commissariato di Polizia di Formia, scadrà il 13 febbraio, giorno in cui dopo la pausa invernale, il Bajamar riaprirà ufficialmente i battenti.
Se è probabile che la sua proprietà chieda il giudizio di merito bypassando la richiesta di sospensivo, il provvedimento monocratico del giudice Savoia era stato al centro domenica mattina di una conferenza stampa in cui il patron del Bajamar, Roberto Sorrenti, e i suoi due legali, il presidente del consiglio comunale Pasquale Cardillo Cupo e Maria Libera De Santis avevano escluso di conoscere l’esito della decisione del giudice Savoia in relazione al mancato rispetto dell’articolo 100 del Testo unico di pubblica sicurezza che obbliga i gestori di esercizi pubblici a chiedere immediatamente l’intervento delle forze di polizia in caso di incidenti. E invece il “no” del dottor Savoia era stato reso noto già il 7 febbraio, due giorni prima che i vertici del Bajamar invocassero ai cronisti la loro Operazioone verità.
La lite tra alcuni partecipanti al Veglione era degenerata in calci, pugni e l’utilizzo degli immancabili piatti e la versione autodifensiva di Sorrenti è stata la stessa fornita al Tar dall’avvocato De Santis: “I tabulati e gli screenshot del mio cellulare dimostrano il contrario – aveva detto – Una delle due chiamate è durata ben 2 minuti e 44 secondi. Voglio essere indagato, voglio che si vada fino in fondo. Quella sera, alle 2 ero già a letto, ma alle 3.16 il mio socio mi ha chiamato dicendo che c’era una lite in corso. La prima cosa che ho fatto è stata dirgli di accendere le luci e chiamare la polizia”. Il divieto temporaneo di somministrazione di alimenti e bevande era stato emesso anche perché il veglione sarebbe proseguito nottetempo presso la discoteca del “Bajamar” al momento sprovvista di agibilità da parte del comune di Formia. Per Sorrenti quella festa fu organizzata nel pieno rispetto delle normative di sicurezza: capienza sotto controllo, personale adeguato, nessuna irregolarità. “È stata una serata di divertimento finita male, ma abbiamo fatto tutto il possibile per gestire la situazione. Questo è un locale sicuro, ma sembra esserci un accanimento contro l’Hotel Bajamar”.
Il Tar intanto ha anche rigettato la rimostranza secondo la quale la sospensione dell’attività di somministrazione esterna si sarebbe basata “su circostanze erronee” e Sorrenti aveva sottolineato, facendo ricorsi a toni sempre pugnaci, di aver collaborato immediatamente alle indagini consegnando le registrazioni della videosorveglianza e adottando tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza. “Non solo abbiamo avvisato la polizia – aveva ribadito – ma abbiamo anche spento immediatamente la musica, allontanato i presenti e consegnato le immagini delle telecamere per facilitare le indagini”. Se l’avvocato (e presidente del consiglio comunale di Formia) Cardillo Cupo era tornato ad alzare il tono dello scontro annunciando una segnalazione al Ministro ma solo “ai fini dell’accertamento della verità, per capire chi ha sbagliato, se le società telefoniche o i responsabili della struttura o altri”, martedì questa querelle approderà (questa volta) davanti il Gip del Tribunale di Cassino. E’ prevista l’udienza di convalida per l’obbligo di dimora nelle rispettive località notificato a due dei sei destinatari del Daspo Willy. Per i prossimi tre anni non potranno frequentare tutti gli esercizi pubblici di Formia. Naturalmente anche l’hotel Bajamar di Santo Janni.