LATINA – Una storia che sembra la trama di un film noir, e invece è accaduta davvero. Una neonata venduta al prezzo di 20 mila euro, passata di mano come fosse una merce, in una trattativa squallida e senza scrupoli. È successo a Latina sette anni fa, quando il sogno di diventare madre si è trasformato in un piano criminale tra bugie, finzioni e denaro. A distanza di anni, la giustizia ha messo l’ultimo tassello, prosciogliendo oggi l’intermediario Youssef Berrazzouk, accusato di aver organizzato l’intera compravendita. Una sentenza arrivata tra assoluzioni nel merito e prescrizioni, chiudendo così il cerchio di una vicenda che ha lasciato un segno profondo.
Ma partiamo dall’inizio. Tutto ruota attorno a una bambina appena nata, che sarebbe dovuta diventare la figlia di Francesca Zorzo, una donna di Latina disposta a tutto pur di avere un figlio. A metterla in contatto con la madre naturale, Nicoleta Tanase, una giovane rumena in gravi difficoltà economiche, ci aveva pensato proprio Berrazzouk, un uomo di origini marocchine che avrebbe fatto da mediatore. Il prezzo stabilito? Circa 20 mila euro.
Il piano era già scritto: la bambina sarebbe stata consegnata subito dopo la nascita, e per rendere la bugia più credibile, la donna italiana aveva perfino acquistato una pancia finta online, simulando una gravidanza. Tutto sembrava andare liscio fino al momento cruciale. Quando la neonata è venuta al mondo, la situazione è sfuggita di mano. La piccola era mulatta, figlia di un uomo del Mali. Un dettaglio che ha spinto l’acquirente a rifiutare la bambina. Troppo difficile, troppo rischioso spiegare una pelle così scura a chi avrebbe fatto domande.
A quel punto, la situazione è precipitata. La bambina, respinta come un pacco difettoso, era finita nelle mani del padre naturale, che se ne era preso cura amorevolmente, mentre gli investigatori cominciavano a ricostruire l’incredibile vicenda. È bastata una segnalazione di un impiegato dell’ufficio anagrafe, insospettito dalle continue assenze di Zorzo al momento della registrazione, per far partire le indagini. Nel giro di due giorni, la polizia ha ritrovato la bambina a Roma, in un appartamento di Tor Vergata. Era sana e salva, accudita dal padre biologico, ma l’intera storia aveva ormai fatto il giro dei giornali.
Il resto è cronaca giudiziaria. Zorzo e Tanase hanno patteggiato la pena: due anni per la prima, un anno e mezzo per la seconda. Berrazzouk, invece, è arrivato fino a oggi per vedere la sua posizione chiarita dal tribunale. Prosciolto per alcune accuse, assolto per altre. Una sentenza che chiude formalmente la vicenda, anche se il ricordo di quella neonata venduta e poi rifiutata lascia un’amarezza difficile da cancellare.
C’è qualcosa di profondamente sbagliato quando una vita diventa merce di scambio. Una storia che non si dimentica, che ci interroga su dove possa arrivare la disperazione, su quanto possano essere fragili le barriere tra giusto e sbagliato, tra desiderio e crimine. Per fortuna, almeno questa volta, la giustizia ha trovato la strada. Anche se, come sempre, arriva un po’ tardi.