Latina / Corruzione in Tribunale: l’udienza preliminare per l’ex giudice di Latina, Giorgia Castriota, rinviata a marzo

LATINA – Non si è ancora conclusa l’udienza preliminare per l’ex giudice del Tribunale di Latina, Giorgia Castriota, accusata di diversi reati, tra cui corruzione e induzione indebita. Il procedimento è stato rinviato al 21 marzo per permettere alla difesa di perfezionare alcuni aspetti tecnici relativi al patteggiamento richiesto già a dicembre 2024.

La vicenda, che ha avuto origine dalla denuncia dell’imprenditore Fabrizio Coscione, riguarda presunte irregolarità nella gestione di società sequestrate. Castriota, attualmente sospesa dal CSM, ha chiesto di patteggiare a una pena di tre anni, così come gli altri indagati Silvano Ferraro e Stefania Vitto. Stefano Evangelista, invece, ha optato per richiedere i lavori socialmente utili.

L’udienza preliminare si sta svolgendo presso il Tribunale di Perugia, competente per i procedimenti a carico di magistrati del Lazio. Il pubblico ministero Gennaro Iannarone e il procuratore capo Raffaele Cantone hanno espresso parere favorevole al patteggiamento, ma il giudice Valerio D’Andria ha deciso di rimandare la decisione per permettere un ulteriore approfondimento tecnico.

La costituzione di parte civile

Durante l’udienza di apertura del processo, a ottobre 2024, diverse parti hanno chiesto di costituirsi parte civile contro Castriota e gli altri imputati. Oltre a Fabrizio Coscione, si sono costituite parte civile le sue società ISP Logistica S.r.l. e ISP Servizi S.r.l., nonché la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Ministero della Giustizia, tramite l’Avvocatura dello Stato.

Le indagini e le accuse

Le indagini della Procura di Perugia sono iniziate nel 2022 e sono proseguite per mesi nel massimo riserbo. L’inchiesta ha portato all’arresto di Castriota e del suo ex compagno Silvano Ferraro nell’aprile 2023, con l’accusa di corruzione in atti giudiziari, corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio e induzione indebita a dare o promettere utilità.

In seguito, entrambi hanno ottenuto la revoca delle misure cautelari più restrittive. Prima il Riesame di Roma aveva disposto i domiciliari, poi, ad agosto 2023, il giudice per le indagini preliminari Natalina Giubilei ha concesso loro la libertà per il venir meno delle esigenze cautelari.

Secondo l’accusa, il conferimento degli incarichi nelle società sequestrate a Stefania Vitto e Silvano Ferraro sarebbe avvenuto in modo irregolare, senza rispettare i criteri previsti dal decreto legislativo n. 159/2011, che vieta l’assegnazione di incarichi a persone con una relazione sentimentale o un’amicizia stabile con il magistrato competente.

Il nodo delle accuse

Castriota e Ferraro hanno sempre sostenuto che gli oggetti di valore contestati – gioielli e un orologio di lusso – fossero regali personali scambiati nell’ambito della loro relazione sentimentale e non frutto di accordi corruttivi.

Le indagini sono state condotte dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Perugia e hanno preso avvio dalla denuncia di Coscione, il quale aveva segnalato presunte irregolarità nella gestione delle sue aziende poste sotto sequestro per reati tributari. Secondo quanto dichiarato dall’imprenditore, gli incarichi di amministrazione giudiziaria sarebbero stati affidati in modo arbitrario e non trasparente.

Ora si attende il prossimo 21 marzo per sapere se il giudice accoglierà le richieste di patteggiamento o se il procedimento prenderà un’altra piega.