Latina / Truffa dello specchietto: condannati a dieci anni i fratelli Bevilacqua

LATINA – Certe storie sembrano uscite da vecchie pagine di cronaca nera, quelle che raccontano di truffatori senza scrupoli, pronti a trasformare un banale sorpasso in un incubo. È il caso di Mario e Giuliano Bevilacqua e Giuliano Abbruzzese, condannati dal gip Mara Mattioli a pene dai 5 ai 6 anni di reclusione per estorsione e truffa. Tre nomi legati a uno schema tanto semplice quanto devastante: la truffa dello specchietto.

Ma cosa significa esattamente “truffa dello specchietto”? Immaginate di guidare tranquillamente, quando all’improvviso sentite un rumore sordo sulla vostra auto. Vi fermate preoccupati e, come per magia, compaiono due individui che vi accusano di aver urtato la loro macchina. Una discussione veloce, un po’ di pressione psicologica — “Chiamiamo la polizia? O preferisce risolverla tra di noi?” — e il gioco è fatto. Pagate una somma in contanti, pensando di esservela cavata. Ma in realtà siete stati truffati.

Per un 72enne di Borgo Carso, questa truffa non si è fermata al primo incontro. Il suo calvario è iniziato il 3 agosto 2020, quando i tre truffatori hanno lanciato un bullone sulla carrozzeria della sua auto per inscenare un finto incidente. Terrorizzato, l’uomo ha accettato di pagare. Quello che non sapeva è che sarebbe diventato una facile preda. Da quel giorno le richieste di denaro sono diventate una costante, con una pressione crescente e somme sempre più alte. Alla fine, il conto ha raggiunto la cifra folle di 19mila euro.

Quando, ormai esausto, l’uomo ha trovato il coraggio di denunciare, ha raccontato ai carabinieri di non essere stato minacciato direttamente: «Non mi hanno mai detto nulla, ma solo il loro aspetto mi incuteva timore». E questo bastava per piegarlo al loro volere.

Non era la prima volta per il trio. In un’altra occasione, hanno raggirato un’anziana a Doganella, raccontandole che un parente a bordo si stava sentendo male. Una messa in scena ben orchestrata, con tanto di Abbruzzese nel ruolo del malato immaginario. Stavolta, però, è bastato poco per convincere la donna a cedere 200 euro.

Non sempre però il loro copione funzionava. A Borgo Montello, un anziano li ha riconosciuti. Aveva già avuto un incontro poco piacevole con uno di loro ad Aprilia. Stavolta, invece di lasciarsi intimidire, ha chiamato i carabinieri. I truffatori sono scappati, ma la loro fuga è durata poco: una pattuglia li ha fermati e, con l’aiuto dei tabulati telefonici, si è ricostruita la rete di inganni. Solo nei confronti del 72enne di Borgo Carso risultano 70-80 telefonate in pochi mesi.