PONZA – A largo delle isole pontine, tra mare cristallino e yacht di lusso, c’era chi pensava di aver trovato la formula perfetta per un business senza regole. Catamarani da sogno affittati a turisti in cerca di vacanze esclusive, il tutto orchestrato da un broker senza alcuna licenza. Ma il sogno si è infranto sulle coste del Lazio quando la Guardia di Finanza di Gaeta ha fatto scattare i controlli, trasformando una stagione dorata in un incubo giudiziario.
Un’indagine lunga e silenziosa
L’operazione condotta dalle Fiamme Gialle non è stata improvvisata. È il frutto di mesi di controlli e riscontri meticolosi, coordinati dalla Procura della Repubblica di Roma. Tutto ha avuto inizio la scorsa estate, durante i pattugliamenti delle unità navali nel golfo del sud pontino. I finanzieri, insospettiti dall’attività di noleggio senza autorizzazione, hanno avviato una serie di accertamenti che li ha portati a ricostruire una rete illecita.
Cinque le imbarcazioni sequestrate, per un valore complessivo di circa due milioni di euro. I catamarani non erano più nelle acque pontine al momento del sequestro, ma ormeggiati nei porti turistici di Nettuno, San Vincenzo (Livorno) e persino in un cantiere navale di Roma.
Un business senza regole
L’uomo al centro dell’indagine è un broker romano, rappresentante legale di una società con sede a Roma, che fungeva da intermediario per i turisti desiderosi di esplorare le isole pontine a bordo di lussuosi catamarani. Il meccanismo era semplice, simile a quello delle agenzie immobiliari: metteva in contatto i proprietari delle imbarcazioni con i clienti, trattenendo una percentuale sulla mediazione. Peccato che mancasse il requisito più importante: la licenza per esercitare la professione di “mediatore del diporto”, una figura istituita da pochi anni e soggetta a rigidi controlli.
Le indagini hanno rivelato non solo la totale assenza del “patentino” obbligatorio, ma anche ingenti proventi illeciti generati dall’attività. La misura cautelare patrimoniale è stata quindi inevitabile, mentre la documentazione acquisita durante le perquisizioni ha portato alla scoperta di altre società, alcune con sede all’estero, che svolgevano la stessa attività commerciale in violazione delle normative italiane.
Maxi sanzione e presidio di legalità
Oltre al sequestro delle imbarcazioni, la Guardia di Finanza ha emesso verbali amministrativi per violazioni al Codice della Nautica da Diporto, con sanzioni minime che sfiorano i 286 mila euro. Non solo una questione di multe, ma un messaggio chiaro: il mare, anche se vasto e libero, non è un territorio senza regole.
Il capitano Gabriele Cusato e il colonnello Camillo Passalacqua, coordinatori dell’operazione, hanno ribadito l’importanza di un presidio di legalità sulle nostre coste. La Guardia di Finanza, in quanto “polizia del mare”, si conferma un punto di riferimento fondamentale per la tutela dell’economia legale del Paese, dimostrando ancora una volta che dietro ogni onda può nascondersi una storia da raccontare… o da smascherare.