Castelforte / Cori omofobi per tutta la partita: grave episodio contro un calciatore del Minturno 1936

CASTELFORTE / MINTURNO – Domenica scorsa, durante la partita di Prima Categoria tra l’As United San Lorenzo-Castelforte e il Minturno 1936, un episodio che avrebbe dovuto rimanere solo un ricordo di sport ha trasformato una semplice gara in un incubo per uno dei calciatori della squadra ospite. Nel secondo tempo, il giovane atleta è stato bersagliato da cori omofobi da parte di alcuni tifosi avversari, un atto vergognoso che non solo ha macchiato l’onore della competizione, ma ha lasciato cicatrici invisibili che si porterà con sé per molto tempo.

Questa triste vicenda non è rimasta confinata al campo: i social hanno amplificato la denuncia, facendo emergere la forza di un ragazzo che non ha temuto di esporsi. Il calciatore stesso, colpito nell’intimo, ha voluto rispondere con parole forti e decise: “Lo sport è inclusione, sono fiero di quello che sono e non mi fermerò qui”. Il suo coraggio nel ribadire la sua identità è un segnale chiaro di resistenza contro chi cerca di abbattere le persone con parole cariche di odio.

La società del Minturno 1936 ha espresso il suo pieno supporto all’atleta, con una dichiarazione che fa riflettere sulla mentalità ancora troppo radicata in certi ambienti: “Sentire nel 2025 insulti sessisti ad un nostro grande calciatore dimostra la pochezza di intelletto e di cultura che regna ancora oggi…bisogna solo che vergognarsi…noi siamo un’altra cosa…Viva lo sport, viva l’amore in qualunque forma esso sia”. Un chiaro invito a non accettare la discriminazione sotto nessuna forma, né dentro né fuori dal campo.

Non è mancato l’intervento della madre del calciatore, che ha espresso il proprio disappunto in un post sui social, lanciando un appello contro i responsabili dell’episodio: “Mi permetto di dare un consiglio al Sig. Guido Vecchio ed a tutta la dirigenza, se avete individuato quei 4/5 imbecilli, fate in modo che non abbiano più accesso al campo. Ho saputo che erano presenti anche bambini e ragazzini, che alcuni di loro ridevano a quelle offese senza nemmeno capirne la gravità. Non ho da difendere mio figlio, difendo qualsiasi adolescente che magari sta attraversando un percorso di accettazione molto molto difficile, periodo in cui si avrebbe bisogno di tutto l’amore ed il supporto di questo mondo per non dover affrontare da soli la paura nel sentirsi diverso”. Le sue parole sono un appello che dovremmo sentire tutti, perché non si tratta solo di difendere un individuo, ma di proteggere una generazione intera da traumi invisibili, che si formano in silenzio e si moltiplicano con il passare del tempo.

Anche i colleghi di sport non sono rimasti indifferenti. Gianluca Vezza, attaccante dell’Asd Castelforte, ha scritto un post di solidarietà che esprime il suo dissenso nei confronti di quanto accaduto: “Ho deciso di scrivere queste poche righe per esprimere il mio dissenso per quanto successo domenica durante il derby Castelforte – Minturno. Gioco a calcio ormai da anni e sono sempre stato trattato da tutti, compagni e avversari, con rispetto nonostante la mia diversità. Ed è questo spirito che ogni giorno mi motiva ad andare avanti e inseguire il mio sogno. Ascoltare quelle parole è stata una sconfitta e una vergogna”. Le sue parole ci invitano a riflettere sul potere che le parole hanno, in un contesto come quello sportivo, dove il rispetto dovrebbe essere la regola.

In una lettera inviata al sindaco di Castelforte, Angelo Felice Pompeo, il sindaco di Minturno, Gerardo Stefanelli, ha espresso il suo fermo dissenso, rivelando il dialogo avuto con il calciatore vittima dell’insulto. “Mi ha raccontato le difficoltà con cui si è scontrato nel passato, una lotta di accettazione verso sé stesso e contro una società ancora troppo spesso chiusa ed egoista. Mi chiedo: quali ferite può lasciare un episodio del genere nell’animo di chi lo subisce?”. Le parole di Stefanelli fanno riflettere sull’impatto psicologico che simili atti di intolleranza possono causare, specialmente nei giovani che stanno affrontando il difficile percorso dell’autoconsapevolezza.

Un episodio come questo deve essere condannato con fermezza. Lo sport, come qualsiasi altra attività sociale, dovrebbe essere uno spazio di crescita e inclusione, non un’arena per perpetuare pregiudizi e odio. La società deve imparare a non voltarsi dall’altra parte e a riconoscere che un’azione, anche quella che può sembrare banale, può fare una grande differenza nella vita di una persona. E come ha sottolineato il sindaco Stefanelli, “Come possiamo sperare in una società migliore se non riusciamo ad essere migliori neanche in uno sport che dovrebbe solo essere motivo di divertimento e di associazione?”.