Latina / Patenti false in cambio di denaro: sei persone agli arresti domiciliari

LATINA – Questa mattina, un’indagine congiunta della Polizia di Stato di Latina ha portato all’arresto di sei persone, accusate di aver messo in piedi un sistema fraudolento per la falsificazione degli esami teorici per le patenti di guida. Le misure cautelari sono state emesse dal GIP del Tribunale di Latina, la dottoressa Barbara Cortegiano, su richiesta del sostituto procuratore Valerio De Luca.

L’indagine, condotta tra ottobre 2022 e giugno 2023, ha coinvolto un totale di diciotto indagati, sei dei quali accusati di aver costituito un’associazione a delinquere. Il sistema criminale garantiva ai candidati l’idoneità alle prove d’esame, soprattutto cittadini stranieri, attraverso l’uso di tecnologie avanzate e la complicità di funzionari corrotti.

Il sistema illecito: come funzionava

Al centro dello scandalo c’era un sofisticato sistema di comunicazione. I candidati agli esami teorici indossavano microtelecamere occultate sugli indumenti, connesse a un suggeritore esterno che, tramite impulsi elettrici o audio, forniva loro le risposte corrette. Tutto questo avveniva sotto l’occhio complice di Adrian Dinu, addetto alla vigilanza presso la Motorizzazione Civile di Latina, che, dietro compenso, ignorava volutamente le irregolarità.

Le indagini hanno rivelato la partecipazione di autoscuole della provincia pontina e di una struttura a Mugnano di Napoli, coordinate da un sistema che prevedeva una divisione meticolosa dei compiti: dai suggeritori, ai fornitori di apparecchiature elettroniche, fino ai funzionari pubblici corrotti.

I protagonisti del sistema fraudolento

Gli arrestati sono stati identificati come:

  • Giovanni Chiariello (1948), titolare di un’autoscuola a Sezze Scalo.
  • Claudio Caiani (1951), proprietario dell’autoscuola “La Vittoria 2” a Latina.
  • Antonio Villani (1964), dipendente della Motorizzazione di Latina.
  • Adrian Dinu (1998), addetto alla vigilanza presso la MCTC.
  • Salvatore Amore (1976) e Carmine Omaggio (1968), titolari di un’autoscuola a Mugnano di Napoli.

Le accuse principali includono associazione a delinquere, falsità ideologica e corruzione. Secondo gli investigatori, Caiani e Villani erano i promotori del sistema, mentre Amore e Omaggio fornivano le apparecchiature elettroniche. Dinu, invece, era il punto di contatto decisivo per garantire l’accesso dei candidati con i dispositivi nascosti.

Un meccanismo collaudato

Le modalità operative del gruppo dimostrano una struttura criminale ben organizzata. Gli incontri preliminari con i candidati si svolgevano nei piazzali adiacenti alla Motorizzazione. Qui venivano consegnati i dispositivi tecnologici e istruzioni dettagliate. Una volta dentro, i candidati affrontavano l’esame con la certezza di ottenere le risposte corrette.

Le tecnologie utilizzate includevano microtelecamere nascoste nelle mascherine, micro-auricolari e perfino elettrodi adesivi che vibravano per segnalare la risposta giusta. Questo sistema garantiva un tasso di successo pressoché totale.

La rete di corruzione

Villani, che si vantava del proprio passato criminale, emerge come figura chiave. Già coinvolto in un’indagine simile (“Pay to Drive”), aveva continuato le sue attività illecite anche durante la pandemia. In intercettazioni registrate, Villani parlava apertamente della sua lunga esperienza nella frode, ridicolizzando i rischi e lamentandosi dei periodi in cui il sistema era stato “fermo” a causa delle restrizioni Covid.

Nonostante i precedenti, Villani aveva eluso la giustizia, nascondendo abilmente i proventi delle sue attività. Secondo le indagini, i compensi per i funzionari variavano dai 500 euro per ogni candidato ai 3.500 euro per esame garantito.

Il rischio di reiterazione del reato

L’ordinanza del GIP parla di una “compagine criminale ben strutturata”, la cui pericolosità è aggravata dalla capacità di adattarsi e innovarsi. Per questo, le misure cautelari sono state giustificate dal rischio concreto di reiterazione del reato e dall’inquinamento probatorio.

A conferma della continuità del sistema, anche dopo la chiusura dell’indagine, due candidati sono stati sorpresi con materiale elettronico mentre tentavano di superare l’esame teorico.